martedì 15 novembre 2016

X - UNO PAINTING






Andando indietro nel tempo gli eventi si accavallano, me li ricordo ma ne perdo la sequenza.

Così non ricordo esattamente quando ho imparato ad andare in bici. So che era tardi  rispetto alla "norma", potevo avere dieci o undici anni, forse; ricordo che era un'estate in campagna e il momento esatto nel quale la Graziella sulla quale stavo pedalando ha iniziato a stare in equilibrio; ricordo le decine e decine di volte che quel giorno sono andato avanti ed indietro dalla stalla dei vicini fino al ponticello che attraversava un canale di irrigazione che tagliava i campi; ricordo le vesciche che, proprio quel giorno, vennero fuori nella parte esterna del mio pollice (eh, sì, in effetti le manopole grinzose di plastica della Graziella non erano studiate per andare avanti ed indietro sullo sterrato); ricordo che smisi di pedalare solo quando il tramonto aveva dipinto con una luce arancio radente le teste dei fili d'erba.

Tutti i miei amici in campagna, più o meno della mia età o con uno o due anni in più, sapevano già andare in bici alla grande, e non solo: guidavano nei campi, ed anche per strada, la Vespa, il Ciao, e anche il lambrettone 150 sfumazzante che accendevamo scalciando sulla pedivella con tutto il nostro peso che solo un paio di anni dopo guidai anche io a canna in un campo appena sfalciato;

Insomma già all'epoca mi avevano fatto provare a guidare: un kart, una trattore John deere, un Massey Ferguson che aveva i cerchioni delle ruote motrici alti come me ed un braccio idraulico davanti, un Fiat  Agri che portava una falciatrice rotante  e non sapevo andare in bici...

In città la cosa non mi pesava, insomma, non ci avevo mai pensato, in campagna non era possibile stare senza bici, quindi c'era da rimediare.

Quel che non mi aspettavo era che, iniziato a pedalare, non mi sarei fermato se non molti molti anni dopo e soprattutto, moltissimi km dopo.

Si seguirono: una bici da cross gialla e rossa con ammortizzatore centrale e cambio a tre marce (sempre rotto) sul tubo centrale; una mountainbike grigia grigiochiaro/grigioscuro ('mazza che allegria),  una mountainbike fuxia/viola (troppa allegria....), e, prima di ricevere in regalo da mia nonna l'ultima Giant in carbonio con la quale veramente ho fatto una svalangata di strada, mio padre mi prese una bici da corsa.

Era una Chesini X - Uno usata e non ricordo bene perchè sono finito a farmi prendere una bici da corsa, avevo mio cugino che correva in bici e con il quale, a 13 anni, per la prima volta sono attivato in mountainbike fino ad Asiago  ma non ricordo che la bici da corsa avesse per me un forte appeal.

Però ero  molto orgoglioso di quella bici; primo, perchè era bellissima, di un rosso metal profondo con forcelle e carro posteriore cromati; secondo, perchè era molto più leggera e veloce della Mountainbike; terzo... non c'è un terzo... primo e secondo bastano....
però non ho tanti ricordi legati a quel mezzo:  usavo le scarpe con degli attacchi che quando scendevi rendevano scomodissimo camminare,  con le buche i cerchi erano sempre fuori centro (avevo imparato anche a centrare le ruote da solo, in modo da non dover andare sempre dal meccanico), e la Mountainbike era più comoda... così la bici da corsa l'ho usata relativamente poco.... poi quegli anni sono scivolati via, come in un vortice, ho perso dei dettagli, non mi ricordo più perchè ad un certo punto l'abbiamo rivenduta, quasi con noncuranza.

All'epoca non sapevo che quella bici, quella X - Uno,  fosse, nella prima metà degli anni '80, il top di gamma della produzione Chesini e che, anche quando mio padre l'aveva comperata usata, era ancora una gran bella bici, insomma, all'epoca c'era chi ci faceva le gare usando la X - Uno!

Le prime versioni avevano ancora i fili dei freni che correvano fuori dal manubrio (ovvero in perfetto stile "eroico"), quelle più recenti, come la mia, avevano i comandi dei freni cosidddetti "aero" cioè con i cavi che passano sotto la nastratura del manubrio.

Dopo che l'abbiamo venduta non ci ho più pensato a quella bici; è arrivato il periodo della Mountainbike in carbonio, delle moto e quell'età dove cominci a pensare che  la libertà la devi cercare nella notte, anzichè nella luce del sole.

Quando ho deciso, vent'anni dopo, di cominciare a prendere di nuovo in mano una bici, ho pensato alla X - Uno ed, anzi, ero anche andato a vederne una che era in vendita on line; non mi ricordo proprio perchè non l'ho presa; forse mi sembrava cara (col senno di poi, non lo era), forse non mi piaceva il colore perchè io la volevo rossa;  un'altra addirittura ho finito per comprarla, completamente "snaturata", con un cambio montato alla cazzo, forcella di carbonio, dipinta di giallo con la bomboletta spray; era costata poco, avevo iniziato a sistemarla ma poi me l'hanno rubata nella rastrelliera delle bici sotto casa: non era destino.

Così ero finito a comperare la Chesini Innovation e poi, per fare l'Eroica, ma mitica Koga Miyata che mi ha veramente "stregato"; però io alla X - Uno ogni tanto ci pensavo... questa cosa capita più frequentemente con le persone, cioè, di allontanarsi più o meno volontariamente, per i fatti della vita o per mille altri motivi,  ma, poi,  inevitabilmente pensarci, anche quando meno te lo aspetti ... zac ... affiora il ricordo; capita così anche con cose che magari hanno contraddistinto un periodo che, con il senno di poi, aveva dentro del buono e così ridesideriamo quelle cose perchè in realtà desideriamo ciò che esse ricordano (...sticazzi, secondo me in questa cedrata Tassoni mi hanno messo dentro dell'Acido LIsegico...frena, bello!);  tutto questo giro per dire che   l'idea di prendere una  X - Uno e prepararla per la prossima Eroica, magari con dei rapporti un po' più agili della Miyata ogni tanto mi frullava per la testa...

Così come in una di quelle storielle dove uno ormai cresciuto cerca l'orsetto che aveva quando era bambino, mi sono detto: rivoglio la mia X - Uno!  Fallita la strada più agevole, ovvero ricomprarmela dalla attuale proprietaria, inamovibile perchè "ci si è tanto affezionata"... (ma Dio...), le strade che rimanevano erano due: a) comprarne una; b) costruirsela.

Ma cosa c'è di più costoso, incasinato, difficile di rintracciare tutti i pezzi degli anni '80 di una bici, arrangiarsi ad assemblarla e regolarla in modo da renderla pronta ed affidabile per un'evento che spacca come L'Eroica?  Insomma, dai, aprire il portafoglio e pagare è una cosa troppo facile, tipo, "paga moneta, vedi cammello" o "spacca botilia ammazza familia", insomma ci siamo capiti, la strada rettilinea...

Pechè non pagare molto di più, rischiando di fare un casino,  ma, in caso di esito positivo, avere sotto il culo la TUA  bici, ovvero costruita intorno a te?  (Sorry Ennio Doris, questa frase te la rubo).

Detto - Fatto (si fa per dire).  Insomma, vedo su un sito di annunci (no, non quegli annunci, quelli di vendita; no, non quel tipo di vendite, eccheccazz... basta pensare male!!!), una bici X - Uno... non ho mai visto una colorazione così di merda in tutta la mia vita; gli anni '80 ci hanno abituato male, erano l'esagerazione ed il cattivo gusto all'apoteosi: capelli cotonati/permanentati; camicie con le pences, pantaloni con le pences, le giacche con le spalline, i colori pastello ed i fluorescenti; però, Cristo, perchè fare un  telaio a strisce che si inseguono a spiarale azzurre, rosse, verdine, nere, bianche?




Chiamo e chiedo se posso andare a vederla la sera stessa e dall'altra parte indovina  chi è? Fabrizio, quello dal quale ero andato a vedere la X - Uno che non ho comperato.

Fabrizio come hobby sistema bici; non so che lavoro faccia ma è un tipo simpatico; lui compra, vende, ogni tanto ci guadagna qualcosa, ogni tanto meno di qualcosa, si sporca le mani di grasso ed ha una buona manualità ed è un "cacciatore di X Uno (insomma qui in zona due su due da lui...). Gli spiego che vorrei rapportarla corta e che con il cambio che c'è su non vado tanto distante;  in realtà non ero convinto ed inconsciamente stavo cercando una scusa per dire di no dopo aver chiamato... Io volevo la mia bici rossa e quel mostro non faceva per me.  Mi toglie ogni dubbio e mi dice che mi vende solo il telaio se lo voglio...

Poi gli dico "bhe, colore un po' strano ... quasi quasi la rivernicerei...";  e dall'altra parte, dopo qualche secondo di silenzio "...ma sito mato, l'è un colore rarissimo  se te la vernici non te la dao gnanca par 1000 euro!!"; ehehe... tranqui Fabrizio, intanto vengo a vederla.

Sabato mattina e sto camminando verso la mia macchina con in mano il telaio variopinto della Chesini X - Uno, con tanto di forcella cromata, pipa manubrio pantografata "Chesini" e una vecchia piega manubrio dalla quale è stato appena tolto il nastro: 4 chiacchiere, un caffè da Fabrizio,  un minuto di trattativa ed il telaio è mio.

Se qualcuno pensa che il telaio sia una buona percentuale di una bici si sbaglia; la bici è fatta di un sacco di pezzi ma, prima, prima di tutto, togliamo questa cazzo di verniciatura; scusa Fabrizio, proprio non la sopporto la bici a strisce... primo step: vado dal meccanico a togliere il movimento centrale (quello sul quale dovranno essere imbullonate pedivelle e pedali per intenderci) e lo sterzo, in questo modo il telaio sarà pronto per essere verniciato.

Io so, in teoria, come si fa, ma non ho mai tolto nè un movimento centrale nè una serie sterzo e so bene che servono degli attrezzi che non ho (una chiave particolare  ed un estrattore) e che non ho intenzione di comperare per usarli una volta sola.

Il meccanico, gira e rigira il telaio, nota che è "un bel telaio" ed in quindici minuti me lo riconsegna, "nudo":  telaio in una mano e tutti gli altri pezzi e la forcella nell'altra: mi dimentico il manubrio e la pipa dello sterzo da lui ma non c'è problema, tanto dovrò passare di lì ancora a rimontarli post verniciatura, quindi...

Ho sentito che proprio vicino la casa di  Fabrizio c'è uno che verniciava i telai per Chesini sin dagli anni '80, così lo chiamo e sento un po' che mi dice. La cosa è fattibile, lui fa orario continuato fino alle 16.00 e, quindi, posso andare lì in pausa pranzo;  ha ancora le decal con scritto Chesini ed ha ancora tutti i cataloghi originali dell'epoca: scopro che all'epoca esisteva veramente questa assurda colorazione a strisce!

Gli chiedo di farla rossa e gli mostro la mia foto a 16 anni, scattata con una vecchia macchina a fuoco fisso Fuji da una coppia di passaggio che mi immortala mentre tengo stretta per la canna la mia X - Uno fiammante davanti ad una cartolibreria di Asiago... sì, avete capito bene, una cartolibreria...




Dovete sapere che quando giravo in bici andavo così distante che mio nonno non sempre ci credeva, o perlomeno faceva finta di non crederci; ogni volta che arrivavo, distrutto ed assetato, mi tempestava di domande: "veciooooo (perchè mi chiamava "vecio") 'ndo sito stà? che media t'è fato? quanti chilometri?" Quando gli dicevo quanti km avevo fatto tirava due bestemmie, una prima di sbarrare gli occhi e dire "schersito???" e una immediatamente dopo. Così per documentare dove andavo a finire mi facevo sempre scattare una foto da qualcuno di passaggio ed avevo un'abilità particolare: farmi riprendere in un posto che potrebbe essere ovunque... cioè, a parte la vetta del Monte Ortigara, dove c'è una colonna mozza che è inconfondibile, tutte le altre foto me le son fatte fare con "sfondi" che avrbbero potuto essere tanto ad Asiago che a Buccinasco, che nei giardinetti attorno a casa; insomma è come se uno arrivasse a Roma in bici in un giorno  e la foto commemorativa se la facesse fare con Mc Donnald sullo sfondo... Vabbhè, lasciamo perdere...avevo l'alibi della stanchezza.

Insomma, chiedo di fare la bici rossa e sono lì che mi aspetto che mi dica "bhe non c'è problema..." ed invece... il rosso non lo fa più!!  Come?? Come non lo fa più? Ma tutti hanno il rosso, dai.... è come entrare in gelateria e mi dici che non hai il cioccolato... cazzo!

  No, non è un rosso normale ... è un rosso speciale... la mia vecchia Chesini X - Uno era stata colorata con un procedimento tutto suo; non si dava subito il colore rosso; si dava il bianco, un bianco perlato; poi si lasciava asciugare e si dava un rosso trasparente; poi si mettevano gli adesivi e poi una mano di trasparente ancora; il rosso trasparente lasciava intavedere la perlatura del bianco sul fondo e così il colore risultava brillante, profondo, e lucido; il tutto veniva cotto a 160 gradi e la verniciatura era completata;  il tipo non ha più il forno da 160 gradi perchè ora vernicia tanto carbonio e se passi un telaio fasciato in carbonio a 160 gradi in forno tiri fuori una scultura di Boccioni; chi faceva il colore  rosso trasparente non lo fa più; quindi, per dirla con le parole di un noto filosofo, mi attacco ar cazzo: non posso avere la bici rossa come dico io;
se voglio, in alternativa, posso avere un rosso cupo, quasi bordeaux metallizzato; guardo il campione e già mi vedo con la schiena piegata e la paglietta in testa che vado a comperare il giornale la domenica mattina con quella bici: è un colore da vecchio... ragiono un attimo e vado all'essenza: ok, non c'è più il rosso trasparente da mettere sul bianco perlato... me la puoi fare solo bianca perlata? bianca perlata con le scritte e le pantografie rosse?  Ok, si può, stretta di mano e ci vediamo tra 10 giorni.




Mr. Painting Spray ha fatto un gran lavoro; il telaio così bianco è stupendo; ha riempito le pantografie di rosso e separato le cromature dalla vernicie bianca con un filo di colore rosso; è un'ottima base sulla quale assemblare tutto quello che ci vuole per realizzare un gran bel pezzo di ferro... to be continued...








venerdì 11 novembre 2016

THE ROAD RACER


La sera prima mi prendo un'aspirina e mi butto a letto; mi sveglio alle tre...

Non ho nemmeno il coraggio di mettere il naso fuori di casa perchè ieri hanno previsto un diluvio universale e l'idea di spararmi 209 km sotto la pioggia su strade sterrate senza essere in grado di rinunciare, perchè è ovvio, non sono affatto in grado di rinunciare,  non mi entusiasma particolarmente... ma a chi la racconto? In realtà dentro di me c'è una parte che stava quasi sperando che piovesse per affrontare la sfida e tagliare il traguardo coperto di fango!

Fuori c'è un buio pesto, una temperatura dicreta per essere piena notte, ad inizio ottobre e qualche goccia sottile cade.

Siamo sorpresi quando già a sei - sette km da Gaiole in Chianti vediamo gente che parcheggia e comincia a tirare giù le bici dalle auto e piccoli fari al led di bici che ondeggiano tra le curve verso il paese.

Ovviamente parcheggiamo proprio nella strada parallela alla partenza a circa 200 metri (botta de culo).
Tiro giù la  bici e  monto la ruota anteriore,  stringo lo sgancio rapido del mozzo e sono pronto.

Ho imparato solo dopo che quello sgancio rapido che ormai hanno tutti l'ha inventato Tullio Campagnolo per velocizzare la rimozione della ruota dopo che un volta,  sul passo Croce d'Aune, era stato superato da una marea di ciclisti mentre lui tentava di svitare i galletti che tenevano ferma la ruota.



 Accendo i fari, tiro su la zip della maglia  termica anti pioggia che porto sotto a quella di cotone e mi dirigo alla partenza.



Quasi mi spiace indossare questa maglia con il colletto bianco; ok è vintage, almeno come aspetto,  ma sotto porto una maglia di Castelli, la "Gabba 2",  che  è nera, attillata come una tuta in neoprene da sub ed ha uno scorpione rosso sulla manica:  è fighissima e sembro un mix tra Diabolic, un agente segreto della spectre ed un mimo, però è troppo tecnica e troppo moderna per partecipare all'Eroica; così sopra ho la maglia di cotone leggera che fa tanto ciclista della domenica anni '50;  con questa pioggerellina fine il capo tecnico che ho è anche troppo come protezione  ma con le previsioni che davano ieri in TV una muta da sub sarebbe stato il minimo sindacale.

Comunque, dentro questa guaina c'è una buona temperatura e non mi pesa stare un quarto d'ora fermo in coda con altri 300 - 400 che sono alla partenza;  sono le 5 meno un quarto e ci sono quelli che si fanno i 209 km e quelli che se ne fanno 135, quindi un discreto numero di sciroccati che, da varie parti del mondo, hanno ben pensato di arrivare in questo paesino toscano per mettersi in coda alle 5 di mattina e massacrarsi su dei percorsi che non sono proprio una passeggiata...



Mi guardo in giro; ci sono dei solitari che se ne stanno un po' defilati, con l'aria del bambino più timido il primo giorno di prima elementare; ci sono i gruppi di amici che ridono, scherzano e si pigliano per il culo; ci sono stranieri che hanno già fatto questa esperienza e altri per i quali è la prima volta e si ricomoscono perchè hanno lo sguardo di chi ha già qualcosa da raccontare quando tornerà a casa.  Ci sono mogli e fidanzate che baciano il compagno come se partisse per la Campagna d'Africa; ci sono fotografi (tanti) ed amici dei partecipanti. E' un evento non competitivo e l'atmosfera è rilassata.

finalmente alle 5.05 mi timbrano il cartellino.


La strada, per la prima parte è in lieve discesa e meno male: non ho poi così tanta pratica con i pedali con i cinghietti ed il fatto di poter armeggiare in discesa senza dover pedalare mi aiuta ad infilare i piedi al loro posto e trovare una posizione confortevole; mi metto nel bel mezzo di un gruppo compatto e cominciamo prima a scendere e poi a salire dolcemente per la strada che ci porterà ai piedi del castello di Brolio.

Spingo una rapporto bello duro con naturalezza; so che dovrei stare più agile perchè una bassa frequenza di pedalata, se non si è troppo abituati, brucia le gambe;

me ne fotto e per provare la mia forma spingo sulle prime salitine  prima un 53x13 (un giro di pedale, 4 giri di ruota), poi un 53x15 (i conti fateveli voi...) e vado via veloce  ma tranquillo come un grosso diesel...

Dopo un po' sono con quelli alla testa del gruppo al quale prima ero in coda... mi sono allenato poco, insomma, quel che il lavoro mi ha permesso di fare, però ho fatto buoni progressi grazie ad un corredo genetico niente male (non per vantarmi, ma se sono sopravvissuto fino ad ora con quel che ho combinato vuol dire che sono bello resistente)...  ora i progressi li vedo non solo nell'antipatico  fatto che le mie gambe  non entrano  più agevolmente come prima nei miei Levi's 501 ma anche perchè arrivo ai piedi del Castello che sono appena riscaldato.



Nei racconti che sentivo dell'Eroica la salita del Castello è sempre descritta come un discreto strappo perchè è il primo impatto con lo sterrato in salita e pende un bel po', diciamo sul 10%;  io questa salita l'ho già fatta con la Chesini Innovation ed una salita al 10% , più o meno di questa lunghezza, l'ho fatta anche, attorno a Dolcè, con la Miyata;  così non sono troppo preoccupato.



Un unico ma rilevante  dettaglio: con i rapporti che ho non posso andare piano! Sono costretto a salire velocemente per evitare di pedalare troppo lento ed inchiodarmi, così salgo in questa atmosfera magica, tra gli alberi ancora avvolti nella notte e nella foschia, su questa strada delimintata da dei lumini che hanno messo a destra ed a sinistra, zigzagando tra gli altri ciclisti che salgono pedalando agili ma facendo poca strada, con i loro rapporti corti; nel buio, il gruppo che prima era compatto si sgrana, chi va di più, chi va di meno; qualcuno urla il nome di un amico cercandolo  nel buio e arriva la risposta dalla curva di sotto... sembra una scena da trincea; sorrido e pedalo.







Quando arrivo in cima sono già un centinaio di metri che spero che la salita finisca perchè a correre così con il 42-23 le gambe friggono; c'è chi ha già bucato e si ferma a riparare, c'è chi prende fiato e si ferma un attimo; io faccio 10 secondi di sosta solo per rendermi conto che il castello di Brolio me lo sono bevuto veloce  come uno shot di vodka.

La discesa che segue è nota per mietere vittime: c'è un buio pesto, è sterrata, pende almeno quanto la salita che l'ha preceduta ed il fondo è bagnato; io inizio a scendere pianino ma dopo 50 metri mi rompo e mollo i freni; è vero, ho delle ruotine sottili sottili (ah, per la cronaca, per non rovinare l'estetica della Miyata ed essere quasi sicuro di non bucare ho montato le super collaudate Michelin Pro 4 Endurance da 23,  le gomme lisce come il culo di una principessa, ed ora le sto sfregando ben bene sul ghiaino abbozzando anche un intraversamento su una curvetta secca dalla quale però esco alla grande e, soprattutto, vivo).


 Si alterna qualche saliscendi finchè arriva il pezzo un po' in salita che l'altra volta mi son fatto a canna...



Sgrat, sgrat, sgrat...sento nel buio  i cambi dei miei vicini che, intravedendo la salita nelle tenebre, cambiano marcia e buttano su un rapporto agile per non rimanere piantati;
noto che a bordo strada c'è una casa e della gente che guarda passare gli "Eroici";  è la mia occasione! cioè, non posso proprio resistere! Anzichè passare alla corona più piccola, mi limito a scalare una sola marcia e passo dal 53-13 ad un 53-15 e ci do dentro come Satana; supero tutti, mi faccio la salita ai 40 all'ora.


Non dimenticherò mai la faccia allibita, intravista nel buio, occhi sgranati,  di quelli a bordo strada che hanno visto, per un attimo, questo ebete che saliva come una moto avendo da fare altri 180 e più km..... Ok, la pagherò e sono un esibizionista, ma... che figata!!!



In questa parte del percorso c'è un po' di saliscendi  ed è ancora buio; ad un certo punto sono costretto a rallentare; non vedo veramente dove sto andando; poi mi accorgo che il mio faro, con le vibrazioni,  ha finito a puntare per terra, in pratica mi sta illuminando la punta dei piedi mentre pedalo;  lo raddrizzo mentre noto, in lontananza, un fascio di luce tipo discoteca che punta al cielo...

 quando arrivo mi rendo conto che è un gruppetto di tranieri che sta riparando una foratura: due fanno luce con i loro fari e il "bucato" sta togliendo la ruota dietro: il fascio di luce è il faro che è attaccato al manubrio della bici che è per terra  e che punta in cielo: non so con cosa funzioni, forse a plutonio,  ma complimenti, non è un faro, è una spada laser!



Ad un certo punto, appena dopo Siena se non sbaglio, arrivo ad mitico salitone che so di dover affrontare a tutta birra: è una di quelle salite brevi ma ripidissime che prese piano diventano un calvario, prese con slancio si passano via abbastanza agevolmente; sarà lunga 200 - 250 metri, solo che la stronza si trova dietro ad una curva, quindi, se non lo sai,  arrivi bello tranquillo provenendo dal falsopiano e ti inchiodi in salita; ma io lo so bene e dopo la curva accelero a canna




ok, non proprio così, però ci do dentro... il mio piano però va a puttane dopo pochi metri: il salitone ha fatto da tappo al gruppo che mi precedeva  e che, non aspettandosi il "muro", si è compattato: quindi mi trovo davanti una discreta folla che va a passo d'uomo.


Sono costretto a scalare di brutto e, addirittura, a frenare in salita per non finire nel culo ad un tipo che sta andando a zig zag contorcendosi come un'anima dannata sulla bici per tentare di salire senza mettere giù il piede.



A bordo strada qualcuno ha gettato la spugna e va a piedi;  io riesco ad arrivare quasi in cima facendomi strada tra quelli più lenti e sommessamente chiedendo: permesso, permesso, attenzione, permesso... poi ad un certo punto, dal retrotreno sento: sgrat, sgrat, sgrat, sgrat...clack... faccio appena in tempo a pensare "oh, cazzo" e poi, nel buio, rieccheggia netto: "nooooooo, il ventuno nooooo....."; in breve,  per qualche arcana ragione il cambio ha perso un po' di tensione e mi ha buttato giù di un ingranaggio, da quello con 23 denti a quello con 21 denti; l'effetto? Bhe, è come se la Sora Lella mi fosse montata in canna  all'improvviso mentre pedalavo in salita; spingere sui pedali diventa un'impresa ma mi alzo sulla sella e spingo più forte anche se le mie ginocchia cominciano a dire qualche frase in veneto... spingo talmente che mi fanno addirittura male i piedi ma arrivo in cima, mi fermo e prendo fiato perchè sono veramente a fette.



Manca poca strada al primo ristoro, diciamo 5 o 6 km facili facili ma,  dopo un breve pezzo fatto con rapporti agili ho già recuperato alla grande; ad un certo punto però mi accorgo che sto pedalando come un orso da circo; con le botte che ho preso la sella è scesa totalmente, sto pedalando rannicchiato   e devo fermarmi a rialzarla; so bene che in questa posizione non si esprime una grande forza e che, anzi, alla lunga mi può causare dei crampi;  ho tutti gli attrezzi che servono (ovvero due brugole uguali)  e non è un problema.

Rimonto in sella, tiro indietro il pedale per infilare i piedi nei cinghietti, e parto: sgratagranstargantargat.

penso, illuso, "mi sarà caduta la catena...";  mi fermo e guardo incredulo il cambio; inspiegabilmente è accartocciato dentro al pignone in una posizione che non ho mai visto; la gabbia che racchiude la puleggia posteriore si è incastrata tra due pignoni e, per quanto tiri (con la dovuta delicatezza, è pur sempre un cambio di quasi 40 anni fa...) non riesco a smuovere la situazione.



Mi rassegno a fare la strada che mi separa dal punto di ristoro a piedi: lì forse c'è  assistenza meccanica; mi faccio quasi 2 km camminando nella campagna  che si sta svegliando, velata di foschia,  con tutti quelli che ho superato prima che ora mi sorpassano,  finché vedo un furgone dell'assistenza fermo a bordo strada che aiuta un tipo con il cambio frullato; che culo! mi metto in coda e aspetto che finisca.




Dopo dieci minuti che aspetto arriva un  ragazzo tedesco che ha lo sterzo che va a destra e sinistra un po' come gli pare a lui (nulla di grave, si sarà svitata la pipa dello sterzo e non ha la chiave per stringere); io lo guardo, lui mi guarda e vediamo che abbiamo tutti e due una Koga Miyata!!   Insomma, siamo nel bel mezzo del Chianti, io italiano, lui tedesco e tutti e due con una bici olandese - giapponese: la mia una Road Racer arancio, lui una Gents Racer azzurrina e bianca taroccata che monta un terribile cambio  shimano 105; mi dice in inglese, con un accento che non lascia dubbi sulla provenienza, che per questi eventi ci vuole un cambio affidabile, anche se non è bello; non sono d'accordo, un conto è il 105 cosiddetto "Goldenarrow" ma il suo è un recente 105 che proprio non mi piace, con il mio 600 Arabesque non c'è proprio paragone...più figo il mio, a destra...




 





 con il senno di poi penso: "eh, però il suo funziona, io per ora sono a piedi" ma un po' di stile ci vuole e lo si può anche immolare alla funzionalità in queste occasioni.



Scambiamo uno sguardo alle due  Koga Miyata  come se fossimo due alfisti che si sono incrociati nel deserto della Mongolia e dopo tre minuti  siamo praticamente fratelli; ci mettiamo a bordo strada ed in due facciamo il miracolo: sblocchiamo il mio cambio; mi fa notare però che ho perso il perno che tiene il dente di cane.


parentesi tecnica: il dente di cane è chiamato così per la tipologia delle bestemmie che si generano quando ha un problema;   è quella parte che nel cambio si trova appena sotto la puleggia superiore; in  pratica la catena scorre tra il dente di cane e la puleggia; nei cambi Campagnolo che ho visto in tutta la mia vita quel pezzo è fisso, è saldato al cambio  per intenderci; metterei una foto per spiegarvi meglio ma questo non è un trattato tecnico, è solo il blog di uno che stasera proprio non aveva voglia di andare in palestra e, quindi, è qui che cazzeggia dietro alla tastiera.


Nel mio Shimano 600 Arabesque, contrariamente al  Campagnolo, è stata inserita una "finezza": il pezzo è mobile ed  ha un bottone di rilascio che permette di aprirlo e farlo scorrere in basso.

In teoria è utile perchè permette di far uscire la catena dal cambio (o rimettercela dentro) senza doverla tagliare; ma qui, cazzo, si è sfilato il bottone di rilascio e sto andando in giro con il dente di cane aperto; finchè pedalo avanti nessun problema ma se pedalo indietro, perchè prendo una buca o perchè posiziono il pedale da fermo per ripartire, il dente si incastra nella catena e la gentile spinta delle mie gambe spara il cambio indietro, nel mezzo del pignone.


Non c'è verso di sistemare la cosa, devo evitare ad ogni costo di dare anche un solo colpo di pedale all'indietro, pena il bloccaggio di tutto ed, ogni volta, 10 minuti buoni di pensieri impuri  per far tornare tutto alla normalità e ripartire... in tutto il percorso mi capiterà altre sei volte!! Dopo la quinta ero peggio di Attila (ok, A come Atroccittà, T come Terrore e Traggeddia, etc...), dove passavo non cresceva più l'erba...



Arrivo quindi al ristoro di Radi ma c'è una bolgia fotonica: ho ancora acqua e mangio solo  una barretta di fichi e datteri che mi sono portato da casa; dal meccanico c'è una fila impressionante; evidentemente i primi km hanno messo a dura prova le vecchie bici; io tutto sommato riesco a proseguire e così non mi pongo il problema;  proseguo fino a Montalcino e faccio un pezzo super ripido e sterrato in compagnia di un tipo di L'Aquila che ora vive da qualche altra parte, che ha i rapporti corti ma una trentina di chili di troppo e quindi manco ci prova a fare quella salita in bici;



il fatto che abbia rotto il cambio, poi saltato un ristoro (il timbro sul carnet di viaggio  lo mettono in un punto di rifornimento acqua qualche km dopo) mi fa arrivare a Montalcino praticamente in solitaria.



Comincio a scendere e per un attimo temo di aver sbagliato strada; poi in lontananza vedo un altro eroico con il numero sulla schiena, lo raggiungo e lo passo via su un falsopiano, finchè, alla mia destra, inequivocabile, una bolgia di magliette colorate davanti alla cantina di Montalcino: son tutti lì che mangiano e bevono dopo aver fatto una breve coda per i consueti timbri.



da lì in poi a tutti i punti di ristoro mangerò senza ritegno e come un vero barbaro: torta, salame, di nuovo torta, pane e nutella, formaggio, torta ancora; sto bruciando una tonnellata di calorie e so che se non mangiassi finirei le energie a breve;  da Montalcino in poi la strada non la avevo fatta in bici nella prova estiva che mi aveva portato da quelle parti ma in macchina, così non so bene cosa mi aspetta perchè un conto è fare una salita seduto comodo sui sedili in pelle di una 4x4 con lo sguardo come dire "però, duretta questa" ed un conto è farsela in bici;


 devo dire che da Montalcino in poi non ci sono grandi strappi, anzi, si va via proprio bene, fino a quando si arriva in prossimità del Monte Sante Marie.



qui tutti dicono che è una cosa massacrante, che ha una pendenza micidiale, che è sterrato, che tutti se la fanno a piedi:  bhe è tutto vero! Ho visto salire in bici solo qualche tipo con rapporti cortissimi e, ad onor del vero, un tipo che spingeva quello che sembrava un 42x25 andando  lentissimo: probabilmente dopo l'arrivo avrà buttato via le sue rotule, però complimenti, era un caterpillar!!



Con il 42x23 io nemmeno ci provo: la salita è oltre il 15%, il fondo non è il massimo e io accuso un po' la stanchezza; in più non posso assolutamente spostare i pedali indietro per  ripartire se mi fermo, grazie al dente di cane smollato, ed ho i pedali con i cinghietti;  tutto questo insieme prelude ad una bella passeggiata spingendo la bici e devo dire che ho fatto anche fatica a spingerla; per avere una idea della pendenza, è tipo la rampa di un garage di quelle serie, però su sterrato e lunghissima... due palle insomma.



Chiedo ad un giovane ma grigio fotografo barbuto,  acquattato nel prato, che ha un'aria un po' familiare,  quanto manca per scollinare  e quello mi risponde, mangiandosi tutte le "C" possibili,  "tranquillo, passi la curva e dopo quella casa è tutta discesa..."; gli sorrido e gli dico, "però ... menti bene, sai...."; lui si mette a ridere e io continuo a spingere.



Arrivato praticamente devastato in cima faccio un pezzetto di discesa spaccabraccia e un pezzettino di falsopiano, poi, in cima ad un'altra collina in lontananza vedo l'Arcangelo Gabriele che mi fa il saluto romano con il braccio teso.



Sbalordito ma un po' lusingato da questo onore, mi avvicino e non è affatto l'Arcangelo Gabriele: è un ragazzino tedesco alto uno e novanta, biondino, occhi azzurri, con pantaloncini bianchi,  maglia bianca e bici bianca che richiama la mia attenzione; sembra piovuto lì da un catalogo di abbigliamento perché è veramente immacolato ma  ha in mano due camere d'aria bucate e la ruota a terra.



Sarai pure l'Arcangelo Gabriele ma, vecchio, vedi di protestare con chi di dovere: 3 forature sono 3 forature!



Mi chiede se ho un patch ('na pezza) ma io non le porto mai con me; fiducioso della resistenza delle mie ruote, gonfiate al limite e dure come il marmo, gli regalo una camera d'aria visto che non ho ancora bucato e ne avanzo comunque una di riserva.
 Mi ringrazia tanto e lo abbandono in mezzo al nulla, insomma, poi l'ho visto arrivare, quindi, non è stato sbranato dai lupi...la mia coscienza è a posto.



Arrivo a Castelnuovo Berardenga dopo aver incrociato: un tipo che stava aspettando i suoi amici da mezz'ora...lui è di quelle parti e l'Eroica la fa con una bici un po' scassata ma funzionante e rapportata corta con la quale un anno ha perso una pedivella; un tipo che ha rotto un raggio della ruota dietro e viene salvato dai meccanici del punto di ristoro; due tipi in tandem che hanno perso una delle spine che tiene il pedale sull'asse del movimento centrale; gliela cambiano, la riperdono e tornano indietro; un tipo che camminava nel pieno sole, come un cane abbandonato dalle forze, perchè aveva saltato tutti i ristori e si trovava senza più energie a camminare su una salita, obiettivamente, pedalabile e che rifiuta la mia offerta di un po' d'acqua dicendomi "ma tanto il ristoro dovrebbe  essere qui - in realtà mancano 7 km); un gruppo di sciammanti che ormai, abbandonata ogni velleità di arrivare a destinazione con la luce, si erano accasciati a Castelnuovo a mangiare e bere senza ritegno; due simpatici delinquenti con tatuaggio sul collo e circa 55 anni a testa che andavano in salita come delle schegge  - ci siamo fatti un pezzo assieme su una discesa e falsopiano, dandoci il cambio e sorpassandoci ripetutamente come dei caccia: è stato bellissimo; un distinto signore che faceva il percorso lungo per la prima volta ed aveva la moglie che, in auto, gli dava appoggio logistico.

 da lì, un rapido rifornimento e poi giù di nuovo, verso Pianella, con il sole che ormai si stava abbassando e poi di nuovo in salita spaccagambe, al buio più totale,  per poi ridiscendere fino a Gaiole;

All'arrivo la gente per la strada ci incitava e ci applaudiva; io ero sudato come un porco (l'anno prossimo mi converto alla maglia di lana, ne ho vista una stupenda che ha come sponsor una vecchia compagnia aerea - Sunair -  e una marca di sigarette che non fanno più -  Boule d'Or -  e mi pare perfetta per una manifestazione ciclistica)






 comunque sono  veramente a pezzi; non ho avuto crampi, non ho avuto dolore alle gambe, neanche dopo, ma ero veramente in riserva ed avevo perso litri d'acqua:



 

 dopo un gelatino ed una Fanta, ero già  messo meglio.... poi via, in coda con gli altri, forse partiti come me con il buio ed arrivati con il buio dopo una  giornata nel sole e nelle stupende campagne che abbiamo attraversato







 poi la  "premiazione", bottiglia di vino dei 209 km  e medaglietta al collo ... "grazie, ho detto alla signora che me la infilava" ...."grazie a voi", mi ha risposto sorridendo...






forse è proprio questo il senso di questa manifestazione: ci si diverte e ogni uno porta qualcosa, un pezzo di sè, un po' della propria fatica, su quelle strade... il paese per quei giorni vive emozioni e valori di altri tempi: ciclismo a "pane e salame", telai di acciaio e berretini colorati; vecchiotti, giovani scanzonati; vino e aranciata; problemi meccanici e gente che ti aiuta.

Ma cos'è allora che insegna L'Eroica ...  alla fine è un giro in bici...forse  ha di bello che è dura, sì, ma non è competitiva; è un po' come dovrebbe essere la vita.

La rifarò? Non lo so, intanto ho già riprenotato un albergo, ehehehe.... ed è già iniziato un nuovo progetto, il progetto "X - Uno" che detto così sembra una cosa da James Bond ma in realtà è una bici che, se tuto va bene mi porterà al traguardo della prossima edizione!


sabato 29 ottobre 2016

THE DAY


Insomma, si va... quando ero alle elementari ogni tanto ci mandavano in gita; la scuola, però, era privata, il preside non voleva grosse responsabilità e così le gite che mi ricordo sono state, partendo da Verona: Mantova, Venezia, Ferrara, Brescia o giù di lì, alla Minitalia, il Corno d'Aquilio...

Non mi importava la distanza o, meglio, non avevo la più pallida idea della distanza; però era sempre un'avventura e la sera prima preparavo le cose da portare via come se si trattasse di una spedizione spaziale: borraccia, panini, mappa, etc... tutto nello zaino.

Ora mi chiedo: ma come cazzo è che crescendo sono diventato l'opposto? Ovvero, mi è capitato di farmi dei giri in bici di oltre 250 km in piena montagna ed era tanto se partendo da casa mi ero messo le mutande ed i pantaloncini perchè spesso partivo a petto nudo, 10.000 lire in tasca (quando era tanto), ed un paio di fiale di Amuchina per disinfettare l'acqua, visto che ogni tanto, nel bel mezzo del nulla ed a secco per molti chilometri, mi bevevo l'acqua dalle cisterne per acqua piovana ... sì, esattamente quelle che usavano per dar da bere alle mucche...

Insomma con il tempo sono diventato più spartano.

Però stavolta i bagagli li ho fatti bene prima di partire: la bici è caricata in macchina e nel trolley ho abbigliamento più e meno pesante; in questi mesi che seguo un po' questa storia dell'Eroica ho sentito storie di tutti  i tipi: gente che ha detto che una volta alla partenza c'erano due gradi sotto zero, gente che ha detto che c'era un caldo bestia, Scilla e Cariddi, invasioni di cavallette, gente che si è fatta tutti ed i 209 km  sotto la pioggia, campi minati; insomma,  spesso  ciò che percepiamo non è la difficoltà reale ma la difficoltà raccontata dagli altri: forse se non li ascoltassimo saremmo tutti in grado di volare.

Ho disdetto la prenotazione a Vagliagli (che è proprio sul percorso dell'Eroica) perchè anche se sembra vicino al punto di partenza in realtà è nel bel mezzo di un bosco, su una strada sterrata tutta curve e salite e per arrivare a destinazione ci vuole un casino di tempo; così ho preso una casa a Montevarchi, che è più vicina ed in condizioni ottimali (ovvero con un elicottero Apache) "sta a venti minuti da Gaiole...", come mi dice al telefono la padrona di casa.

In Toscana le distanze è inutile calcolarle in chilometri, si va a tempo! La distanza che qui in pianura copri in Transpolesana ai 160 all'ora, in dieci minuti con due litri di benzina e 350 euro di multa, lì richiede sei litri di benzina ed un'ora di guida e niente multa, tanto correre non è nè facile nè piacevole e gli autovelox son pochi.

Insomma, la casa di Montevarchi è figa e dà su una vallata stupenda; ha anche un pergolato di legno e mi ci vedrei bene con un bel bicchiere di bianco ed un libro  in piena estate lì sotto. Vengono a darci le chiavi la mamma ed il papà della proprietaria che, udite, udite, è uno dei pochi toscani di destra: cazzo, Renzi ha fatto il miracolo ed è riuscito a farsi odiare anche dai fedelissimi di questa zona; se governa ancora un po' ci saranno degli eventi strabilanti: sarà abolito il pugno chiuso e vecchi compagni si saluteranno con il braccio teso, al posto di "Bella Ciao" canteranno "Faccetta Nera" e Vendola smetterà di parlare come Gatto Silvestro con un uccello (Titti, che credevate??)  in bocca.

Lasciata la casa, senza che ce lo dicesse la Marcuzzi, arriviamo a Gaiole in Chianti: che dire? ci ho messo tanto a scrivere questi pensieri (dal 2 ottobre) perchè l'Eroica non è da raccontare: è da assaporare, da andarci, da vedere, da toccare; il racconto è una foto sbiadita, vintage, senape.

La prima impressione è che sia una festa e, parcheggiato in qualche modo, io mi affretto per le strade del paese per andare a ritirare il mio pacchetto alle "iscrizioni"; per le strade se ne vedono di tutti i colori: gente con le braghe alla zuava e le bici dei primi '900; signore vestite anni '30; improbabili Hypster con le braghe "acqua alta", le bretelle (???), il farfallino e la barba d'ordinanza (ma da 'ndo cazzo è venuta fuori 'sta moda?? Fatevi la barba, perdio!); vicino alla bottega che vende maglie vintage, scarpe e zaini - tutto piuttosto caro - c'è un DJ che mette su Battisti a palla usando il tetto di una vecchia FIAT 500 per appoggiare i piatti; lì vicino una band live.

In giro ci sono bandierine, un tipo che passa con una di quelle bici con la ruota enorme davanti e piccolissima dietro ed, alla finestra, ci sono spettatori di un certo peso


Seduto per terra, su una salitina asfaltata c'è un gruppo che ci ha già dato dentro parecchio con il vino, fa i complimenti (per così dire...) alle ragazze che passano e domani andrà a mille sulle salite più dure avendo fatto una carburazione niente male (ragazzi, veramente spero che non siate crepati su per le salite che c'erano).


Ma al di là di queste note di folklore, quel che noto per le strade è la gente (tanta, colorata, sorridente, vestita "tecnica" ma vintage) e le bici perchè, appoggiate ai muri, accatastate contro le ringhiere, legate ai pali, ci sono centinaia e centinaia di pezzi storici: un paio di Chesini, una infinità di Bottecchia, Colnago (da queste parti le Colnago Master le regalano... è pieno), una Colnago Mexico nera con tutte le forcelle ed i foderi d'orati (stupenda),le Gios -Torino, che spendono nel loro blu elettrico, delle Alan con le loro giunture di alluminio grigie ed i tubi stralucidi;  e poi una infinità di marche mai sentite, piccoli teaisti o assemblatori noti solo localmente ma che hanno scritto la storia di un ciclismo che in parte rivive in questo evento.







Arrivo al punto di consegna dei pettorali e mi danno il n. 3194; la busta contiene la targhetta da mettere sulla bici, il pettorale, da attaccare con delle spille da balia alla maglietta, 3 fili, per ancorare il numero alla bici (uno perso dopo 2,4 secondi, girerò per tutto il giorno seguente con il numero che sbandiera perchè legato solo da un lato), il regolamento, il carnet sul quale far apporre i timbri ai check point, un invito alla spaghettata serale (7000 persone??) e poco altro.

Presa la busta mi mandano in un altro edificio a prendere il "pacco gara" che è una borsa di juta con dentro una bozza di vino - meno pregiata di quella riservata ai 209chilometristi, che mi daranno all'arrivo, farro, caffè, dei cantucci con le mandorle -  che boni... li ho fulminati a colazione - e un po' di altre cose che non ricordo.

Ci facciamo un giro in paese che c'è il mercatino dove vendono ed aggiustano  di tutto: maglie, cambi, pedali, ruote, telai, bici intere.  C'è in vendita anche un telaio Gios nuovo di pacca nella sua scatola e devo dire che è proprio bello!

Starei ancora un po' ma domani la sveglia sarà prestissimo, alle 5.00 voglio essere qui! Si torna a casa, la KOGA Miyata è in assetto da guerra, pronta a tutto; Eroico n.  3194 (solo alla fine noterò che la somma fa 17 - che mi porta sfiga)  pronto al percorso lungo.


 Mi sento un po' febbricitante, per il giorno dopo danno pioggia;  ma non pioggia normale, una cosa definita dal TG locale, da "bombe d'acqua" e da  "allarme arancione"... così servita su un piatto d'argento: arancione "Arancia Meccanica"; io sono pronto e, con mezza aspirina, nessuno mi fermerà... però come è andata lo racconto un'altra volta perchè ho sonno  e domani alle 9.00 devo essere dal meccanico... un nuovo progetto, un vecchio telaio, ma quella è un'altra storia: questa è quella di un intrepido sconsiderato, del suo taschino all'altezza del cuore, del suo poco allenamento e della sua grande tenacia, tutto  a bordo della sua quasi intonsa  Koga Miyata del 1979... sarà una figata!




















venerdì 7 ottobre 2016

LA PROVA DEL 23

Che non sia una cosa comune lo capisci dal fatto che quando dici che sei andato a farti un giro a Merano tutti danno per scontato che tu abbia caricato la bici in macchina e poi ti sia fatto un giro sui percorsi attorno a Merano e non che tu abbia inforcato la bici a Verona per andare fino a Merano...


Comunque è l'ultimo week end prima dell'Eroica e devo mettere a alla prova l'equipaggiamento ovvero, bici, attrezzature varie, vestiario e, non ultimo, il ciclista che tra lavoro e cosa varie non è riuscito ad allenarsi per tutti i km che aveva in mente.


Venerdì 23 settembre e penso: "domani mattina si parte all'alba..."; puntualmente venerdì notte faccio le tre e venti  e mi sveglio sabato mattina controvoglia ma per le 11.00 (notoriamente l'orario ideale per partire in bici) con un cielo terso ed un sole che spacca mi vesto da simil - eroico e inforco la bici.


Prendo la ciclabile "Del Sole" all'altezza di via Galvani;  indosso un paio di braghette blu che nascondono il paio di sottopantaloni (in sostanza un par de mudande) più costosi al mondo; la X - Bionic si fa pagare  ma il mio culo ringrazia: non ho mai viaggiato in bici in modo così confortevole e quindi posso dire che questi sotto -  pantaloncini   valgono tutti gli euro che costano!


In compenso ho pensato che non valga la pena spendere 150 euro per una maglietta di lana con sopra qualche sponsor, anche se tutti i ciclisti elogiano questo "antico" materiale "fresco quando fa caldo, caldo quando fa fresco" e che, a loro dire, traspira e non rimane inzuppato come il cotone...


Non ho mai visto una pecora correre e quindi sono un po' dubbioso...


Indosso quindi una magliettina di cotone blu con colletto bianco, tre bottoni e maniche lunghe con polisino tipo a camicia; tiro su le maniche e l'aspetto è vintage quanto basta ed il capo è supertecnico: l'ho comperato anni fa da un amico ed è di "ice - cotton", ovvero un cotone ritorto talmente tanto da avere fili sottilissimi e resistenti che lasciano passare l'aria così da lasciare traspirare; 170 euro di listino, pagata 35, un affare, insomma...

dietro alla sella ho una sorta di borsa della Brooks bella capiente: quasi 2 litri di volume, più che sufficienti per metterci dentro attrezzi vari e camere d'aria oltre che un cavo d'acciaio (che va bene per un sacco di cose, dal riparare i freno a strangolare qualcuno), bombolette di anidride carbonica e una mini pompa; ho un  porta boraccia sul tubo obliquo ed un  porta borraccia anteriore, due borracce in alluminio da 0.75...  insomma 1,5 litri di acqua dovrebbero bastare.


Il primo pezzo, diciamo fino a Bussolengo, ha parecchie intersezioni, vado veloce ma ogni tanto mi tocca fermarmi agli  Stop; passo il paese e in via Turbina giro a destra dopo aver chiesto conferma ad un ciclista super tecnologico alto tre metri  che all'inizio mi ha guardato male,  con bici in carbonio vestito come un astronauta; la volta scorsa mi sono perso N volte e sono finito sulla statale ma quaesta volta voglio fare tutta ciclabile (o quasi), quindi, nel dubbio, fermo il primo che mi capita e chiedo.


Finalmente arrrivo a Dolcè, più o meno e lì c'è una salita al 10%;  è breve ma è il test ideale dei rapporti della Koga Miyata!


Piccola spiegazione tecnica: la corona più piccola della Miyata ha 42 denti;  l'ingranaggio posteriore (quello della ruota) più grande ne ha 23;  con questo rapporto del cambio, che è il più "leggero", ad ogni pedalata la ruota fa 42/23 giri, ovvero 1,826 giri; per intenderci, la mia mountain bike del 1994, che aveva come rapporto più tenero un 28/32, con una pedalata faceva fare alla ruota dietro 0,875 giri;  in sostanza, per far "girare" il rapporto più tenero della Miyata bisogna applicare sui pedali il doppio della forza che ci voleva con la MTB.


Mi sorprendo quando, attaccata la salita in piedi sui pedali, salgo come una scheggia; ok fatico un po' ma vado liscio e veloce, supero due tedeschi (...no, non avevano la targa ma la faccia lasciava pochi dubbi...) ed arrivo in un lampo a fine salita;    questa bici è stupenda: non è leggera, non è all'ultimo grido, ha solo 6 rapporti del cambio (e 2 corone) ma mi ci sento a mio agio;  il poco allenamento che ho fatto mi ha fatto migliorare in poco tempo.

ci sono dei pezzi di strada qui attorno che sono bellissimi... si viaggia in mezzo al bosco, continui saliscendi da prendere di slancio, così da non arrancare su per la salita e spararsela in velocità:

 

Come sempre, sceso in paese mi perdo, ma poi riprendo la strada giusta.

lungo la strada ci sono addirittura dei "bicigrill"  dei bar "bike friendly" con tanto di rastrelliere e panche all'aperto.



Che esistano dei "bicigrill" mi fa un po' ridere; penso a come gli autogrill siano dei posti impersonali, con un continuo via vai che poco si concilia con lo spirito con il quale sono andato in bici, da sempre...
Giravo sempre senza maglietta perchè non ho mai avuto capi "tecnici" e la classica t-shirt di cotone ti fa crepare sotto il sole;  mettevo la maglietta solo per entrare in qualche bar o quando entravo in centro abitato visto che mi sembrava poco rispettoso girare mezzo nudo...



il bicigrill risolve perlomeno un problema: quasi tutti i frequentatori sono ciclisti che fanno quel percorso, così nessuno si sorprende di vedere entrare un poro cristo intriso di sudore che mendica dell'acqua al più presto possibile perchè è a secco da 40 km...





Mi fermo al bicigrill "ruotalibera" e mangio un panino bevemdomi due lattine di Fanta;


La Miyata è lì al sole che luccica; un papà, arrivato lì con moglie e figlio con bici fluorescenti, comincia a girarci attorno; poi arriva il bambino e dice "wow papà, che bella!! Ma è vecchia questa!" .. "eh, sì, avrà 40 anni"... stanno lì e la guardano... poi vanno.



L'ho sempre pensato, mi piace questa bici perchè è come la immaginerebbe un bambino: sottile e luccicante! Altro che carbonio!!


 Mentre sto seduto sulla mia panca mi sento un po' come R. Bach nel libro "Biplano", che se ne sta sotto l'ala del suo vecchio aereo ad aspettare che passi la pioggia;  qualche similitudine forse c'è: un lungo viaggio, un mezzo  vecchio ma semplice,  prendersi il caldo, il freddo, ma poter atterrare dove e quando  ti pare, senza fretta...

La Miyata per essere rigida non ha bisogno di tuboni di alluminio, con pareti sottili come una lattina di coca e grossi così: è di acciaio HI-MANGA (....no, non ha nulla a che fare con il fatto che sia giapponese, vuol solo dire che è una lega di acciaio - magnesio) ed è rigida quel che basta e resistente pur essendo esile come una libellula; ha una forecella leggera e cromata, le ruote sono larghe un dito e sul fianco, in piccolo, ha scritto "roadracer".


Bevo la mia Fanta, penso al fascino delle cose semplici in un mondo complicato,  poi riparto.


Dopo un po' scambio due chiacchere con due ciclisti fermi ad un incrocio per chiedere conferma sulla strada che sto percorrendo;  erano anche loro al Bicigrill  e sono lì ad un incrocio  ad ammirare il paesaggio;
si sono sparati due piattoni di pasta, hanno delle bici moderne e super fighe, mi dicono che stanno andando a Mori; li saluto e parto che ho ancora tanta strada da fare, devo andare a Merano.



Parto io, partono loro subito dopo di me, ma non mi prenderanno più...


Non ho proprio idea della velocità alla quale sto andando visto che volutamente non ho montato il conta km che, quasi inconsciamente, mi costringerebbe a tenere una certa media.


Presumo di andare piuttosto veloce.


Considerando che, ad occhio e croce, sto girando a 60 pedalate al minuto e sto spingendo un 52/11 stimo che sto viaggiando a circa  9,70 m/s, cioè  tra i 35 ed i 36  km/h... non è male con questo ferro; non c'è vento, solo una brezzolina leggera leggera laterale ed a volte a favore  che mi fa anche piacere.


Dopo un po' riprendo un tipo su una bici da corsa nera, vestito di nero che avevo superato parecchio tempo prima del bar; avrà 25 - 30 anni e sta arrancando sotto il sole;  non so se sia per il peso, visto che è parecchio  "piazzato", o per i colori che ha indosso: vestito tutto di nero, con questo sole, avrà 50 gradi dentro la maglietta.



Ad un certo punto ho una leggera brezza in coda, accelero, penso che sarò attorno ai 40 km/h ed è lì che supero un tipo secco secco in Mountainbike... mi accorgo dopo un po' che mi sta in scia ... non ho nulla in contrario; aspetto però che mi ricambi il favore, ovvero che si piazzi davanti a tagliarmi un po' l'aria dopo un po' di strada, così da fare a turno,  ma attendo invano... alla fine  mi fermo e bevo un goccio  (eh no bello, sei troppo comodo a  fare tutta la strada con me davanti che taglio l'aria....).






 Da lì in poi non ho molto da raccontare;  le solite cose: il vento che ti soffia contro a Trento, la lunga strada a fianco del fiume, il profumo che ogni giorno d'estate ed in primavera il tramonto spreme dalle foglie delle piante, il buio che scende dolcemente e poi di colpo tronca la luce nella tenebra, il faro nella notte, l'aria che diventa più fredda e si scalda vicino ai centri abitati...



...tutto sommato avrei potuto pedalare per altre otto ore o anche di più, perchè la bici funziona, le protezioni funzionano, le gambe, in qualche modo, funzionato, pur avendo dovuto tacitare un crampo a metà strada semplicemente non badandoci troppo...



sono pronto all'Eroica? Decisamente no! Me lo ha chiesto anche un altro ciclista molto veloce e "tecnico" che ha fatto con me un pezzo di tragitto  vicino a Trento, nell'unico pezzo dove c'è sempre un costante vento contrario;


stava tornando a casa dal suo giro pomeridiano e gli spiegavo perchè mi stavo facendo Verona - Merano in bici... così mi chiede "ma, alla fine, sei pronto per l'Eroica?" ... "No, non sono ancora pronto, ma sono una testa di cazzo...  io non mollo...mai!".


 

sabato 13 agosto 2016

IL SACRO GRAAL

Venerdì è una giornata stupenda.... Sole e aria fresca: è il tipico giorno nel quale non rispettare il detto "non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi..."  rimando eccome.! Quindi oggi si va alla ricerca di due pezzi per la bici:  rapporti più corti e un tubo reggisella più lungo....  Dei primi ho già detto: il pignone più grosso che ho dietro è da 24....non sono abbastanza allenato per spingere un 42-24 su certe salite micidiali.... Il tubo invece mi occorre per avere qualche centimetro in più per stendere tutta la gamba.... Il telaio miyata è un 54 quadro ma è compatto e con il reggisella che ho non stendo tutta la gamba, le pedivelle  shimano 600 sono belle lunghe... Ho appuntamento dal meccanico brasilero vicino a casa perché oggi gli sarebbe dovuta arrivare una cassetta shimano...comincia a smontare la ruota posteriore e non si rende conto che il mozzo è uno shimano dura ace ovvero il primo che non ha la cassetta dei pignoni avvitata ma è callettata e gli ingranaggi vanno semplicemente infilati, con il primo,  il più piccolo, che fa da tappo. Toglie due bulloni,  sfila un perno, gli cadono due sfere del cuscinetto e mi dice che non ha visto mai nulla di simile.... Morale: il pezzo che ha preso non va bene e la mia faccia più o meno è quella della sora Lella quando in "bianco rosso e verdone" dice, riferendosi a suo nipote Mimmo,   "c'ho un nipote grande grosso e fregnone che scambia 'na sorca par un par de mutande"... Vado Via allibito e decido di cercare il pezzo su e bay e farlo montare da qualche meccanico vecchiotto...  Ma sarà la ricerca  del sacro graal... Trovare un sei rapporti che arrivi a 26 o 28  non sarà né facile né economico.... però il brasilero lo perdono,  mi fa notare che le ruote montano dei copertoncini quasi nuovi ma che non sono più prodotti da circa 30 anni e che i cavi del cambio sono non dei normali cavi ma delle trecce di sottilissimi fili di acciaio... Un pezzo anni 70, molto raffinati ed introvabili,  rendono la cambiata leggera e dolce perché sono molto flessibili.... La bici quindi ha pochissimi km e monta degli ottimi pezzi.....mi fermo poi da Chesini a prendere  tubo della sella... Ecco, qui di bici ne sanno e anche se Chesini non è più del vecchio Gabriele Chesini ci lavora con un ragazzo che era lì dai primi anni 90. Passo tre quarti d'ora a discutere di vecchi modelli anni '80 e '90...hanno anche una X Uno in esposizione ma vedo subito che è uno degli ultimi modelli e che i pezzi però non sono originali... È su uno scaffale in alto e per andarci sotto e guardare se il telaio ha il classico foro ad asso di picche sotto al movimento centrale quasi faccio cadere una fila di bici nuove di pacca che urto con il mio dolce peso.. Il foro però c'è!  Vogliono vedere la mia innovation ed eventualmente acquistarla.... Mercoledì gliela porto....con quel che costa salta fuori la koga miyata,  viaggio e soggiorno per l'eroica, abbigliamento d'epoca e  una dose di brunello sufficiente a far tutta l'eroica in volo rovesciato... Ma non abbastanza per il sacro graal... Quello costerà un rene ma tanto ne ho due...

mercoledì 10 agosto 2016

KOGA MIYATA!

Poche ma fondamentali regole perchè una bici sia "Eroica": telaio in acciaio saldobrasato (o al massimo alluminio "avvitato ed incollato", come le Alan), niente pedali Look o simili a sgancio rapido, niente cambi al manubrio (i comandi devono stare sul tubo obliquo), niente cavi dei freni nastrati, niente cerchi ad alto profilo.

La mia Chesini a parte il telaio di acciaio non ha nulla a che fare con l'eroica... in effetti, in genere, il "limite" per le bici eroiche è il 1987... la "Innovation" della Chesini è dei primi anni '90: 4 anni dove un sacco di cose erano cambiate!

così mi metto a cercare, cercare, e mi passo tutte le bici su E - bay e Subito dei migliori produttori  dagli anni 60 in su: Bottecchia, Chesini, Grandis, Pinarello, Colnago, Legnano, Adige, Wilier, Basso, Stella Veneta, etc...

a priori avevo scartato tutto ciò che aveva i tubolari (non li so cambiare) e tutto ciò che non era "Campagnolo"... nel vicentino,  dove sono cresciuto ciclisticamente nelle durante le lunghe vacenze estive, tutti i "vecchi" parlavano solo di Campagnolo e, quindi... 

Ad un certo punto vengo attratto da una bici in vendita su e - bay: una KOGA MIYATA... mai sentita nominare.

Mi documento un po' e ne sono affascinato:  è un produttore olandese ed il nome della azienda è dato dalla somma di tre nomi: le prime due lettere dei cognome di Andries GAastra, il fondatore, le prime due lettere del cognome della moglie (KO) e, poi, Miyata, un produttore giapponese di biciclette che nel dopoguerra aveva iniziato a fare telai riciclando le canne dei fucili.

Miyata era stato scelto per i telai.., penso che se un olandese va a comperare i telai in giappone un motivo ci sarà...

Gaastra è stato uno dei primi a colaborare con Shimano nell'allestimento di bici da corsa, quindi: telai e componenti giapponesi, assemblaggio Olandese.

Quella in vendita era una Road - Racer, arancione, con cambio Shimano 600 Arabesque (ed a breve capierete perchè si chima così) e si trovava ad Hassen, nell'estremo nord della Germania. Non è una Pro Racer (che era il top di gamma e montava componenti ancor più raffinati) ma a occhio sembra ben fatta e monta pezzi molto buoni...mi piace!

Però, tradire la Campagnolo, comperare una bici on line senza vederla e provarla,  di una marca mai sentita ma con una bella storia e portarla a fare l'eroica... mha... non è da me...mmm.... anzi è proprio da me: anni fa comperai una moto solo perchè mi piaceva da pazzi il suo cruscotto; fortunatamente anche il resto della moto non era male...

comunque proprio non mi convinco, giro e rigiro su e - bay ogni sera e rompo i coglioni a tutti... io vado a periodi, come Picasso: lui ha avuto il periodo rosa, il periodo blu ed il periodo etc, io ho avuto il periodo del CB, il periodo della bici, il periodo della....ehm.... ok.... insomma ho periodi nei quali sono monotematco e quindi smetto di parlare di una cosa solo: a) se mi stufo; b) se trovo altro di meglio; c) con una pallottola d'argento al cuore.

dilaniato (seeee, vabbhè, non esageriamo) dall'indecisione, vado a vedere di persona due "Grandis" in vendita su "Subito!": una è grande per me, non toccoo nemmeno a terra (eh, dovevo sospettarlo, era una Grandis... ah ah ah,  clap clap,  che battuta del cazzo...); l'altra sembra che l'abbiano lavata con la pomice tanto è rovinata... "sai, mio padre è morto da 20 anni e l'ha usata solo poche volte..." ... bhe, se la usava così te credo che è morto... per caso ci su buttava bendato giù da un dirupo? Temporeggio, temporeggio, poi una sera, dopo aver pagato una botta di soldi in Cassa Previdenziale, penso: evvaffanculo, IO MI COMPERO LA KOGA MIYATA...mi piace e voglio una bici arancione!  tre minuti e l'acquisto è fatto, consegna  prevista per venerdì 12 agosto.

Nel frattempo tutto preoccupato vado a fare il giro in bici (vedi post precedente) e mi chiedo: arriverà, non arriverà, sarà come nella foto, sarà a posto, mi avranno fottuto i soldi.... insomma, il venditore in Germania ha una cosa tipo 1740 recensioni positive, mica lo piazzera proprio a me??!?!

Oggi passo in studio e mi dicono che è arrivato un pacco: è la bici.

entrare nella stanza e trovare questo scatolone gigante mi ha ricordato un Natale di quando ero bambino, forse avevo 4 anni: i miei avevano comperato una piccola tenda degli indiani in un negozio di giocattoli, la avevano montata di notte nella stanza dove dormivo e la avevano riempita di giochi;  al risveglio ho trovato questa tenda e dentro c'era un modellino di formula uno, un pallone da football, una trenino Lima, una pista di macchinine, un robot, un modello da costruire di corpo umano, l'allegro chirurgo e forse altre cose... ma sono passati 36 anni, non ricordo tutto...

questa volta dentro allo scatolone c'è la bici smontata: che dire, è una figata!

contrariamente a quanto mi aveva detto il venditore, non monta i tubolari ma i copertoncini! Sono molto contento, questo vuol dire che, in caso di foratura riuscirò a cambiare la camera d'aria e non mi ritroveranno nel bosco,  dopo tre giorni, incollato dal mastice che serve a montare  i tubolari; le camere d'aria le so cambiare in un lampo;

la bici è tutta sporca ed è arancio spento ma,  dopo un giro all'autolavaggio,  torna di un arancione metallizzato splendente 


i freni non sono certo i Campagnolo Delta ma dei bellissimi e semplicissimi "shimano 600" che frenano di brutto!


non male per avere quasi 40 anni, eh?

e poi il cambio "600" detto "Arabesque" perchè è tutto pantografato e ha quel tocco retrò che non mi dispiace affatto


Insomma, non ci sono le finezze della Chesini "X - Uno" e le cormature della "Innovation" ma questa Koga Miyata è proprio figa...

un'etichetta attaccata sulla base del tubo piantone dice "telaio garantito a vita"


credo che "lifetime guarantee" detto da un giapponese abbia un suo peso...e non solo perchè per la pronuncia che farebbe certamente scompisciare...  ancora oggi se si chiama la Miyata Industry co. ltd, e si dice che c'è il telaio numero tal dei tali  che si è rotto, dopo pochi secondi si sentono delle urla fortissime: il telaista che lo ha costruito compie immediatamente un suicidio rituale. Ma fino ad ora non è mai accaduto... nel 1984 una Koga Miyata condotta da un postino olandese si è scontrata frontalmente  con un autotreno che andava a tutta birra... non serve dire che del postino non hanno trovato nulla, dicono addirittura che sia stato sparato in un'altra dimensione, ma la Koga Miyata non si è fatta nulla... si è piantata, illesa, nel motore dell'automezzo e per sfilarla è stato necessario chiamare Re Artù che ha potuto confermare che in confronto la "spada nella roccia" era stata una passeggiata.

l'unica cosa che dovrò cambiare visto che andrebbe benissimo sulle nostre strade ma la renderebbe pressochè inutilizzabile per l'Eroica sono i rapporti del cambio, veramente lunghi lunghi, con un giro di pedali si va da Verona a Madrid:   venerdì gita dal meccanico a montare dei rapporti accorciati (è ammesso dal regolamento per evitare di lastricare gli sterri toscani di cadaveri) e poi via, verso nuovi orizzonti in vista del 2 ottobre!




MEZZO EROICO E MEZZO GRULLO

"...ma che scherzi, gli ultimi che si son fatti vedere a provare l'eroica erano a fine maggio... ora l'è troppo caldo..." Carlotta, viso rinascimentale e accento toscano che spacca, commenta così appena le dico, mentre a cena serve una bozza di chianti, che avevo pensato  di trovare un sacco di gente a provare il percorso dell'Eroica ed invece oggi in 90 km non ho incrociato nemmeno un cane in bici...
Ora m'è tutto chiaro...solo un grullo se la fa d'agosto!

Rewind:  la mattina ci si alza con la finestra che dà sui vigneti, si fa una bella colazione con pane, burro e marmellata e ci si prepara per una prova: mezza Eroica, giusto per saggiare un po' gli sterri del percorso, come li chiamano qui, ed avere un po' una idea di come potrebbe essere.

Dovete sapere che "la Toscana è una regione tipicamente collinosa, infatti i 2/3 del territorio sono coperti da colline..." almeno così iniziava la ricerca che portai all'esame di quinta elementare e così sapevo; poi sono andato in Toscana molte volte, ma dopo questa ultima esperienza mi sono convinto che alle elementari ai bambini insegnino cosa è  quell'oggetto misterioso che noi chiamiamo "pianura" perchè lì non la vedranno mai: è tutto un su e giù!

Comunque, fatto il pieno di carboidrati salgo sulla "Chesini Innovation" che per l'occasione è in tiro, lucidata a dovere e ben lubrificata; copertoncini gonfiati a 8 atmosfere:  ho letto che è il solo modo per evitare forature sugli sterri e mi fido, ha una sua logica: è improbabile che un copertoncino si buchi, si dovrebbe passare proprio su un chiodo o su una spina; invece è facile che si "pizzichi" per i colpi presi sui sassi, insomma, si schiacci tra cerchione e sasso, bucando la camera d'aria; tenendola a 8 atmosfere si viaggia su una ruota di cemento.

L'idea è di fare circa metà percorso, da Gaiole in Chianti a Montalcino,  una parte del percorso che il giorno della partenza verosimilmente farò al buio, perchè si può partire dalle 5.00 alle 7.00 ed io di certo voglio essere tra i primi a partire per tentare di arrivare a completare il percorso prima che faccia buio di nuovo (anche se la vedo dura...).

Il primo pezzo vado che è una meraviglia e spingo il 53 senza problemi anche sulle prime salite;

Supero agevolmente il castello di Brolio




Dopo un po' il primo "sterro": sono un po' preoccupato per come reagirà la bici da corsa che non è certo progettata per andare sullo sterrato, anche se leggero: le tubature SL (superleggere) in acciaio Nivacrom erano usate per le gare e per un certo tempo erano il top; ho letto che erano suggerite per ciclisti fino a 75 kg; non credo che il telaista mentre saldobrasava i tubi dentro i giunti, una ventina di anni fa, stesse pensando che quel telaio un giorno non sarebbe sfrecciato su una vellutata discesa di asfalto ma sarebbe stato lanciato come un treno in salita su uno sterrato  con sopra 85 kg di pseudo animale ciclista.

Comunque l'acciaio è una delle poche cose nelle quali ancora credo e mi fido.

 All'inizio però ci vado cauto: il copertoncino davanti è un Vittoria Zaffiro usato ed è appena intagliato, quindi la tenuta laterale non è molta; il posteriore è un Michelin Endurance nuovo di pacca e di sua natura è liscio come il culo di una principessa... non è il caso di fare i fenomeni.

Dopo un po' di sterrato seguo i cartelli e vengo ributtato sull'asfalto; mi sento in forma, la temperatura e buona, l'aria leggera, sono solo, la mia bici blu e cromata scorre che è una meraviglia e tiro di brutto: delle brevi salite che ci sono neanche me ne curo, ci arrivo sotto lanciato e le scavalco di slancio.

Ogni tanto incontro qualche sterro leggero e rettilineo in salita; lì  la direzionalità dell'anteriore non conta poi molto, il carico è tutto sulla Michelin Endurance e così provo a spingere per bene: avete presente la sensazione di fare una salita sterrata a canna con una moto da enduro? Bellissima, vero?  Ora  il motore siete voi; fatto? Riducete la sezione delle gomme a 2 centimetri e mezzo, più o meno la larghezza di un dito; fatto? ora spingete come un dannato treno  su quei pedali; fatto?  Ecco, state viaggiando a 40 km/ora in salita con la ruota posteriore che pattina, va un po' qua e un po' là e quella anteriore che invece va diritta come su di un binario.... è una sensazione FAVOLOSA che, comunque, pagherò a breve.

Andando avanti così arrivo a Radi e mi riposo un attimo... sono andato veramente bene, la media è alta (fin troppo) e mi chiedo se stamattina al posto dello zucchero nel cappuccino mi abbiano messo una manciata di anfetamine.

Passo delle zone meravigliose, si alternano tunnel verdi a vallate brulle.



Da lì scendo, arrivo nei dintorni di Siena e comincio qualche salita, tutto fila liscio, mi sparo a canna anche un salitone di asfalto che conosco bene (il giorno prima in macchina ho preso le misure e so che è un "muro" ma che  è breve): ci arrivo sotto a quasi 50 km/h e riesco a farne un pezzo con il 53, poi cedo, verso la fine, e butto su il 39...

Gli sterrati sono ben compattati e l'unica accortezza se si vuole tornare a casa con entrambi i testicoli è di usare sempre le gambe come ammortizatori, quindi quando posso sto seduto, nelle parti un po' sconnesse sto sollevato appena sopra la sella e tutto fila via liscio anche se la posizione è faticosa.




Guardo l'orologio, son partito alle dieci di mattina... se tutto  è così questa Eroica me la bevo in un soffio... e non sono neanche troppo allenato!

Arrivo finalmente (per così dire) vicino a Castiglion del Bosco... diciamo questo, il confine tra paradiso è inferno è un ponticello di assi di legno; ricordate: passato quel ponte c'è di che spaccarsi veramente!!



Iniziamo con una breve salita in asfalto che sotto il sole agostano, nonostante sia una bella giornata ventilata, vi farà già capire perchè i Toscani bestemmino tanto (ok, non come i Veneti ma in Veneto la bestemmia non solo sostituisce la punteggiatura ma è un'arte paragonabile all'arte della  forgiatura delle katane in giappone): la salita è micidiale ed implacabile...ci credo che nessuno viene a provare questo percorso in pieno agosto!!

Se fino a quel momento avevo pensato di portarmi via, il giorno dell'Eroica solo una borraccia, su quella salita ho immediatamente cambiato idea per passare a due borrace; in poche centinaia di metri ho iniziato a consumare come una Covette Sting Ray 5.7 del 1976 (certo, se avessi avuto della benzina mi sarei bevuto anche quella).

 Subito dopo arriva il bello, ovvero uno sterrato con una pendenza micidiale, tornante su tornante, fondo pesante e rovinato dai cingoli dei mezzi che, forse sono stati usati per creare, tutto intorno, dei bellissimi campi da golf ed, in cima alla salita, un residence, abitazioni e chi più ne ha più ne metta, frequentati da ricchissimi cagoncelli  (che giudico così forse ingiustamente ma quella è la faccia che hanno fatto quando, sudato come un animale, sono passato a petto nudo davanti a quella che sembrava essere l'entrata nel complesso).

Devo dire che questa salita sterrata  spacca: il fondo irregolare, che preso in piena velocità in falsopiano / discesa vi farà vibrare la bici così forte da staccarvi le otturazioni dai denti, in salita rende il fondo insidioso causando numerose perdite di aderenza; i suddetti simpatici golfisti  passano in auto in salita immedesimandosi in Miki Biasion degli anni d'oro e guidano le loro BMW X5 e simili come delle auto da rally, con il risultato di infarinarvi che manco Lapo Elkan nelle migliori serate... ma ciò che posso dire di questa salita è che pare non finire mai: ho sprecato troppe energie all'inizio, facendo il figo in salita ed ora è un'agonia.

Ogni tanto mi fermo e prendo fiato, poi riparto (e grazie al 39 davanti parto in contropendenza anche in salita) ma alla fine cedo: marco il territorio con una pisciatina e mi faccio un pezzo a piedi: sommo disonore ma ho bisogno di recuperare.

Mi servirà di lezione: all'Eroica le energie vanno conservate; il grullo l'ho fatto oggi, quel giorno farò il saggio (lo so, non è vero, mento,  vedrò la salita sterrata e la farò ancora una volta come se non ci fosse un domani con un sorriso da orecchio a orecchio e se avessi la coda scodinzolerei pure.... lo so, è inutile, sono fatto così....).

Quando finalmente lo sterrato finisce uno dice: bhè ormai sono arrivato a Montalcino, asfalto, pendenze dolci, poi discesa, un po' di acqua e riformimento: un cazzo!  C'è una salita d'asfalto rovente con una pendenza tipo montagne russe: il tempo di percorrenza è sufficiente per sei "Padre nostro" e nove "ave Maria", nella versione veneta; finito il rosario arriverete  a Montalcino  e da lì è un'altra storia, una storia che percorrerò in bici un'altro giorno.

Devo dire che dopo un po' di frutta, un po' di acqua (tipo 2 litri), un antipastino, dei pici cacio e pepe, mezzo litro di Rosso e una grappa e caffè ero come nuovo, zero male alle gambe, zero stanchezza... ci sono ancora quasi 2 mesi fino ad ottobre, questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue,  il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo e io... Io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte...mmmm....no, questo era un'altro film... per ora mi alleno .. :-)