Parto sempre così... è inevitabile.
C'è tempo, c'è tempo, c'è tempo... Ma poi è come se avessi la sensazione che il tempo fosse pronto a correre più veloce di me e non mi bastasse mai... e più mi dico che per avere qualcosa c'è tempo più la voglio subito.
Quando andai da Fabrizio a prendere quel telaio a strisce pensando di costruirmi una bici per la prossima Eroica avevo davanti quasi un anno... sai ci vuol tempo, verniciare, trovare i pezzi, montarla, regolarla, provarla... etc, etc... a 11 mesi dall'Eroica avevo già comprato quasi tutti i pezzi e ne avevo già montati un bel po'. Io le cose le voglio subito.
Penso a queste cose e penso a come questo impeto a volte mi abbia spinto anche un po' troppo... ho fatto dei bei casini perchè volevo tutto e subito.
Come sarebbe stato romantico fare avanti ed indietro per tutti i mercatini dei pezzi usati di mezza Italia, con l'autunno incipiente e quella foschia che rende la spianata della Valpadana quasi magica (non esageriamo eh, quando c'è la nebbia non si vede un cazzo...) e trovare un vecchio pedale qui, un freno là, una leva del cambio ululà... macchè... altro che mercatini! eBay ... eBay come se non ci fosse un domani, carta di credito carica e pagina aperta su Velobase, la bibbia... ma che dico? Di più, di più, altro che bibbia, la Wikipedia dei pezzi di biciclette vintage.
Insomma, io mi ricordo perfettamente come erano i pezzi della mia Chesini X- Uno. Certo, ho la mente piena di leggi, di codici, di sentenze che occupano un buon 50% dello spazio; poi un 30% è occupato di ricordi inutili, date, orari etc... ed è un rimasuglio di una mia epoca buia; a cosa servono? Servono solo quando in una discussione dico la frase "tu fai sempre così" o "tu sei così" e ricevo la risposta "ma, no... non è vero.. .fammi un esempio..."; ecco, io magicamente risponderò, il giorno tale del mese tale (magari dieci anni prima), alle ore tal dei tali, hai fatto / detto così... il tutto con una precisione disarmante; insomma questo 30% di spazio occupato in realtà non serve ad una beata mazza se non a far incazzare l'interlocutore/interlocutrice...
Il rimanente 20% è suddiviso robe tecniche (diciamo un 5%) e per il resto da episodi della vita, bei ricordi, immagini...
E' curioso, più una cosa per me è stata coinvolgente, meno me ne ricordo i dettagli; conservo solo la sensazione, gli odori, la luce, un'impressione al tempo stesso vivida e sfuocata che dà l'essenza del momento. Ad esempio: mi ricorderò perfettamente che il 12 dicembre del 2003 alle ore 21.22 mi stavi rompendo i coglioni con dei discorsi incoerenti ma non mi ricorderò nè la data nè cosa c'era intorno mentre guardavamo un tramonto sul mare; mi ricorderò esattamente che il 12 marzo del 1994 hai mentito spudoratamente su quel che avevi detto un anno prima ma non mi ricorderò neanche quanti anni avevo quando stavo sdraiato nell'erba profumata, in un campo ai piedi di una montagna, la mia bici rossa lì vicino, mentre un temporale in lontananza già faceva volare bassi gli uccelli a caccia di insetti, un soffio sopra il mio naso.
Non è poi male conservare solo le belle impressioni in una vita fatta di troppi dettagli, quindi non rompetemi le palle se non mi ricordo se ho mangiato o cosa ho mangiato a pranzo...
Della mia X - Uno ricordo molto e non solo il colore rosso, brillante, profondo che lambiva tutto il telaio fino alle cromature del carro posteriore; ricordo anche i dettagli tecnici perchè l'ho lavata, oliata e lucidata così tanto ... però all'epoca non sapevo molto di tecnica e non sapevo nemmeno esattamente che modello di cambio montasse a parte che era un Campagnolo ed era bello lucido, quindi ho dovuto vedere le foto di molti pezzi per dire che erano proprio quelli e poi, a dire il vero, non li ho trovati nemmeno tutti tutti uguali...
La X - Uno che avevo io era, forse, una delle ultime prodotte ed aveva due cose che all'Eroica non sono ammesse: le leve dei freni "aero", ovvero con i cavi che passano sotto la nastratura del manubrio, ed i pedali Look, ovvero quelli con gli sganci rapidi, un po' tipo scarponi da sci. Il telaio che ho comperato apparteneva ad una delle prime versioni e quindi la costruirò con leve dei freni "non aero" e con i classici pedali con la gabbietta ed i cinghietti, prima dell'avvento dei pedali Look, ovvero pronta per l'Eroica.
Nella storia dell'umanità, attorno agli anni '80, diciamo tra il 1986 ed il 1988, c'è un buco nero; la Campagnolo, rinomatissima azienda vicentina produttrice di parti per biciclette, nel 1986/87 dà una svolta alla produzione; nel 1985 al gruppo Super Record si affiancano il "Victory" ed il "Triomphe"; sono un po' più massicciotti ma rimangono abbastanza squadrati e sono di un livello un po' più basso del "Record"; nel 1986 viene arriva il C- record, e poi l'anno dopo (anche se era stato presentato nel 1986 ma inserito nel catalogo del 1987) cominciano la loro strada il gruppo "Chorus" ed il gruppo "Athena".
Questi gruppi erano un passo avanti pazzesco nel design, per me sono dei pezzi di arte e di meccanica; tutti, è vero, derivano come concetto dal primo cambio a quadrilatero inventato dal vecchio Tullio Campagnolo, che nel frattempo ci aveva lasciati nel 1983, ma sono bellissimi, levigati, suadenti, lucidi; insomma, sono la quintessenza degli anni '80, dove l'aspetto contava, ma con la sostanza di un ciclista vicentino degli anni '40: patinati ma solidi; vestito della domenica ma zappa sul sedile posteriore della Fiat Argenta.
Su eBay se ne trovano e hanno raggiunto dei prezzi niente male ma la cosa più complicata è riconoscere un Chorus primo modello del 1986/1987 da uno del 1988 o del 1989; o distinguere un Chorus da un Athena...prendetevi un catalogo Campagnolo di quegli anni e cercate le differenze...sono quasi uguali anche per un esperto!
Sono quasi certo che la mia X - Uno era montata Chorus e così cerco di trovare tutti pezzi che non siano post 1987 ... ok, è vero, l'87 per l'Eroica è l'anno limite ma anche un modello del 1990 ma quasi identico ad uno dell'87 andrebbe bene ma io cerco di stare alla regola e così mi metto d'impegno a cercare tutti pezzi ante '87 o al massimo di quell'anno.
Per prima cosa compero le ruote: trovo da un privato in un paesino tedesco dimenticato da Dio un paio di ruote campagnolo nere con già montato un pignone che va da 14 denti a 26... come avrei voluto un 28 o un 30 che mi avrebbe salvato sulle salite più dure... ma dove non arriveranno i rapporti teneri arriverà la mia tenacia e 26 denti sono sempre meglio dei 23 che ho sulla Koga Miyata (sorry baby ma sei dura da morire in salita).
I cerchi arrivano e son ben messi, girano diritti, sono scorrevoli ed hanno anche un bel paio di mozzi Campagnolo con il loro sgancio rapido (anche questa una invenzione del mitico Tullio).
Ci monto due camere d'aria di quelle di gommaccia nera (niente roba delicata in lattice, materiali esoterici, etc..) e metto su due stupendi copertoni lisci lisci Michelin Pro Race Service Course con la spalla bianca... non saranno resistenti come i Pro4Endurance ma sono una meraviglia e starei due ore a guardarle 'ste ruote. Ovviamente tutto il montaggio lo faccio nel soggiorno di casa che per un po' viene riconvertito ad officina meccanica...
Poi compero da Roma le pedivelle e le corone; ma perchè solo i pezzi comperati in Italia mi danno problemi? Le pedivelle, anche loro Chorus, sono bellissime, per avere 30 anni sono lucide e quasi perfette ma le corone... le corone.. dovevano avere 39 denti (la piccola) e 52 denti (la grossa) ma arrivano con una strana accoppiata 39-50.
Ecchessarà mai, 2 denti in meno... penso, calcolando lo sviluppo metrico della corona da 50 con abbinato dietro il pignone da 14-26... che sarà mai.... che sarà mai... sarà che non va bene!
Il deragliatore della X -Uno, in sostanza quello che sposta la catena tra corona piccola e corona grande, va fissato su un piede metallico saldato al telaio, più di tanto non si può regolarne l'altezza che è abbastanza vincolata; tra la battuta esterna del deragliatore e la corona non possono esserci più di 2 o 3 mm; un millimetro in più ed il deragliatore non cambia bene; sembra impossibile ma è così e la corona da 50 è proprio di un paio di millimetri troppo piccola.
Mi procuro quindi, con l'aiuto della Madonna di Monteberico, una corona Campagnolo da 52, fatta arrivare da non so dove, e la monto; con il deragliatore Chorus va perfetta e la battuta esterna si allinea benissimo alla giusta distanza.
Poi faccio arrivare, questa volta dal Regno Unito, un cambio posteriore Campagnolo Chorus "dualmode".
Questo è uno dei primi prodotti, è un gioiello forgiato da Alberico nell'Oro del Reno, sottratto alle ninfe guardiane, ed è meraviglioso; il "dualmode" era per l'epoca un fenomeno e pochi lo conoscono: il corpo centrale del cambio può essere svitato e girato, così da variare l'inclinazione del suo movimento; in questo modo può essere pronto e scattante con rapporti "old style" (posizione A) o più morbido nella cambiata e più tollerante, digerendo anche rapporti più insoliti, almeno per l'epoca, (posizione B)... ehm... ok, posizioni, rapporti insoliti, stiamo ancora parlando di bici, ok?
Comunque solo pochissimi alchimisti sanno come scegliere correttamente la posizione A e la posizione B, e ci sono 3 regole fondamentali da sapere; si dice che sbagliando posizione e pedalando all'indietro si evochi Satana (nacque proprio in quegli anni l'espressione "Porco Demonio!!", rispetto alle tradizionali bestemmie in voga nel Vicentino un'innovazione pari, almeno, a quella portata dal cambio Chorus DualMode nel panorama meccanico - ciclistico mondiale); insomma è bene stare molto attenti alla posizione che si scleglie!
Io le regole le so e so che se la differenza del numero di denti tra il pignone piccolo e quello grande è uguale o maggiore di 12, il cambio va impostato sulla "B": 26-14 = 12 ... e "B" sia!
Montata una catena nuova di pacca (scusate ma io una catena "Regina" degli anni '80 a quasi 90 euro non la compero perchè è un pezzo soggetto ad usura e con 12 euro da Decathlon mi compero una signora Catena e con gli altri 78 euro altro che "Regina" salta fuori...), il sistema di trasmissione è completo: corone, pignone, deragliatore anteriore, cambio posteriore, catena.
Tuttavia per muovere cambio e deragliatore servono dei comandi e dei cavi e qui veniamo alla parte esoterica. Dicono che Julius Evola, noto filosofo ed autore di leggere letture da cesso come "cavalcare la tigre" o "l'uomo come potenza", sia morto perchè passeggiava durante un bombardamento. Pare fosse andato fuori di testa tentando di fare il lavoro che ho fatto io per montare le dannate leve del cambio ed i fili che portano queste ai loro sottoposti (deragliatore e cambio).
Le bici eroiche devono avere le leve del cambio sul tubo obliquo: non sono ammesse leve sul manubrio o integrate nelle leve dei freni; benissimo: visto che due leve del cambio Chorus costano più o meno come una settimana alle terme, compero, comunque a caro prezzo (tipo una cena per due ed un drink a testa come dopocena), le due leve del campagnolo Triomphe; si tratta di comandi abbastanza simili e che lavorano "a frizione".
Vi state chiedendo cosa si intenda per leve che lavorano a frizione? Perchè me lo sono chiesto tanto tanto anche io quando quel che ho acquistato è arrivato in un sacchettino dove, assieme alle leve, c'erano un numero notevole di rondelle, alcune in ferro, altre in gomma, alcune in plastica, due viti con un galletto ciascuna e, soprattutto, niente istruzioni.
Questa è una foto di repertorio presa su internet ma è per rendere l'idea... i miei però sono NOS, simpatico acronimo per dire "te paghi un mucio de schei", perchè siamo New Old Stock, ovvero freschi di magazzino ancora nella scatola dagli anni '80.
Non mi do certo per vinto: scarico un catalogo Campagnolo, guardo i disegni e ragiono su come questa alternanza di dischetti, pressati da una vitina possano generare all'interno del comando una frizione tale da contrastare la molla del cambio ed al contempo permettere di cambiare le marce: cioè deve essere abbastanza dura ma non troppo; solida ma scorrevole; alla fine riesco (peraltro con una semplicità che mi ha sorpreso) a mettere tutti i dischi nell'ordine corretto e tiro le levette... devo aver avuto lo sguardo di un bambino quando per la prima volta fa andare una macchina a molla... tenere ma solide, scorrevoli ma frenate... ora per vedere se tengono non resta che mettere i cavi.
I cavi...Fabrizio sei proprio saggio... il telaio me lo hai dato con i cavi ancora infilati dentro perchè dovete sapere che la X-Uno ha la particolarità di avere tutti i cavi (cambio, deragliatore e freno posteriore) che girano dentro i tubi.
Quelli del cambio passano su un rocchetto di alluminio ricavato dal pieno, che circonda il movimento centrale: è un pezzo introvabile e non è nemmeno della Campagnolo (il movimento centrale era rivestito in plastica) ma realizzato da Chesini solo per quella bici; la mia lo ha ed è una cosa rarissima!!!
Quando ho portato a veniciare la bici Mr. Spray mi ha chiesto se potevo togliere i cavi o se era un problema ed io, con aria da intenditore e dimenticando quel che mi aveva detto Fabrizio ("non sta a cavar i cavi che dopo te vien matto a meterli dentro denovo") e pensando che a casa avevo dei cavi e delle guaine imperiali nuovi di pacca, ho risposto "ma no, tranquillo, toglili se ti danno fastidio che poi ci penso io a rimetterli dentro"...
Livello di difficoltà: immaginate di infilare un sottile cavo di acciaio nello scarico del lavandino e, senza vederne il percorso, farlo uscire dall'orecchio destro della figlia della vostra vicina di casa; questo è il livello di difficoltà per far passare i cavi dentro i tubi della Chesini X - Uno, perlomeno quello del deragliatore e del cambio.
Si tratta, infatti, di infilare i cavi dove ci sono le leve del cambio, farli scendere attraverso il tubo obliquo, poi farli girare attorno al movimento centrale, sul rocchetto di alluminio, e poi, uno, fatta questa curva, deve uscire in alto, quasi a 90 gradi, ed andare agganciato al deragliatore; l'altro deve infilarsi alla cieca dentro il fodero destro ed uscire da un piccolissimo foro in prosismità del cambio. Ora, non vi dico cosa non ho provato per guidare questi fottuti cavi di acciaio: calamite al neodimio, uncini fatti con sottilissimi fili di acciaio, aspiratori, invocazione di divinità egizie, telecinesi, trasmigrazione attraverso satori, ma poi, poi... la soluzione, quella cosa che nella vita risolve più di mille preghiere, più di una pastamatic, più di un avvocato tenuto a digiuno per tre giorni e bastonato regolarmente, chiuso in un sacco di juta assieme ad un gallo da combattimento: il culo, una notevole dose di culo e dopo innumerevoli tentativi ecco i due cavi fare capolino nelle rispettive uscite.
Quel foro a forma di cuore rovesciato che è il segno distintivo della X - Uno, che sta sotto al movimento centrale e che era l'unico punto nel quale, per 4 cm, si vedevano passare i cavi è stato, per tre ore, un'apertura sugli inferi.
Comunque alla fine prendo i cavi, li allaccio al cambio ed al deragliatore e con un po' di mano ed un po' di orecchio regolo la cambiata che risulta fluida, regolare, dolce come una bici appena uscita da un meccanico nel 1987!.
Ho comperato due freni Chorus Monoplaner; se i freni Delta della Campagnolo non frenano un cazzo ma sono belli, belli in modo assurdo, i freni Chorus non saranno certo al livello degli attuali freni a disco ma ti piantano sull'asfalto come se buttassi giù un'ancora... e sono bellissimi anche loro, compatti, aerodinamici, deliziosamente anni '80 (dicono che alcuni avessero anche il vizietto di tirare un po' di povere bianca, il che rendeva la frenata un po' "nervosa" per così dire... ma mica si può avere tutto, ogni epoca ha i suoi vizi e gli anni '80 si sa come furono...
(immagine presa da Velobase perchè le foto che avevo fatto ai freni erano pessimissimissime).
Mi spiace ma le leve dei freni le ho prese di una qualche marca strana molto simile alla Campagnolo: non ho proprio voglia di raccontarvi la triste storia della prima consegna delle leve arrivate sbagliate e restituite dopo una breve diatriba.
La frenata è potente e le guaine rosso fuoco con i fili interni in acciaio spruzzato di teflon sono meravigliose e scorrono che è un piacere, forse le ho lasciate un pelo lunghe ma potrò rimediare.
In attesa di trovare su eBay un paio di pedali con i cinghietti che mi soddisfino (mentre scrivo sono in attesa di due sculture moderne trovate in UK: due Campagnolo Triomphe a pianta larga da favola) monto due pedali Shimano a sgancio rapido che non saranno bellissimi ma per allenamento vanno più che bene....
Ormai ci siamo ... cosa manca... ah... ecco, la nastratura del manubrio, il tubo della sella e la sella.
La nastratura del manubrio non la avevo mai fatta e devo dire che era una di quelle cose per le quali pensavo "questo lo faccio fare da un esperto, è impossibile"... guardo due tutorial su youtube e divento il gran maestro cintura nera dei nastra-manubri (ehehe... scherzo, il primo nastro l'ho buttato ed al secondo tentativo è venuto fuori un lavoro quasi perfetto... insomma manualità ne abbiamo).
Poi devo trovare il tubo reggisella... cazzo, Fabrizio lo aveva e io, come un pirla lo ho lasciato lì... misuro con il calibro l'interno del tubo e trovo su eBay il suo "maschio": per la cronaca, 55 euro per un pezzetto di tubo.
Come sempre le misure contano, soprattutto quando si parla di tubi & affini: in quegli anni i tubi della sella si usavano delle più svariate misure a step, solitamente, di 0,2 millimetri.
Il fatto è che non si può sbagliare; se la larghezza dei punti di appoggio di una ruota posteriore può essere sbagliata, rispetto al telaio, anche di 2 - 4 mm senza generare grosse tensioni strutturali se si parla di un telaio di acciaio (anche se sarebbe sa evitare), 0,2 mm in più o in meno nella sommità del tubo piantone possono essere forieri di gravi danni.
Ovviamente arriva il tubo e non entra; ma come? ho misurato anche con il calibro!!! poi mi viene il dubbio che della vernice sia finita dentro al tubo che deve accogliere il reggisella (la tolleranza è minima) e così prima gratto l'interno con un coltello, poi con una lima sottile, poi con della carta vetrata 800 pp; poi lucido il tubo della sella a specchio con della pasta abrasiva ed un disco rotante attaccato al trapano e...voilà, il tubo si infila dentro come...come... ehm... come... insomma avete capito... a quest'ora non mi vengono paragoni da fascia protetta.
Mi spiace tanto; vorrei tanto montare una sella vintage, una bella Concor; o una Rolls; o una Dolphin; ma non sopporto l'intorpidimento temporaneo che dà la compressione del nervo che passa prorprio sopra la sella, quindi mi prendo una sella stramoderna, con tanto di spaccatura al centro per decomprimere quella zona, considerando che all'Eroica, per la maggior parte del tempo, avrà il mio culo sopra e, quindi, nessuno la vedrà.
Bene, siamo pronti! Bici regolata e pronta per giro di prova: 200 metri ed al semaforo appena dopo casa sono in terra (senza danni alla bici, mi sono buttato di spalla contro l'asfalto ed è salva), con i piedi ancorati in modo indissolubile ai pedali Shimano che mi sono dimenticato di regolare: la molla di regolazione dello sgancio che permette normalmente di liberare il gancio posto sulla suola della scarpa mediante una lieve rotazione del piede verso l'esterno, è regolato a livello "Yama kara ochite kuru koto ni yotte, tokutei no shi", che vuol dire più o meno che buttandosi dal Monte Fuji con la bici da ubriaco e bendato, non troveranno più nè te nè la tua bici ma i tuoi piedi rimarranno attaccati ai pedali anche per le reincarnazioni successive.
Dopo essermi miracolosamente liberato dal pedale destro, faccio 10 km e torno a casa con un piede ancora ancorato al pedale e l'altro solo appoggiato, senza far scattare il meccaniscmo infernale... mi pare che la bici vada alla grande... Poi la provo, un bel po' di tempo dopo, dopo aver regolato adeguatamente i pedali.
Che dire: un capolavoro; la trasmissione è scorrevole, ben rapportata sull'agile ma non troppo; le cambiate (a parte i rapporti più estremi o incroci strani della catena) sono dolcissimi, quasi non ci si accorge della cambiata; i freni sono potenti ma modulabili ed i comandi dei freni, per quanto semplici, sono funzionali e trasmettono bene la forza della mano; il telaio è giusto; non è su misura, ovviamente, ma non sono troppo in avanti ed il dislivello tra sella e manubrio è moderato; è più agile della Koga Miyata e forse anche poco più rigida; la Koga, appena provata, mi stupì per come digeriva le buche e le asperità, questa per come risponde ai comandi, pronta, scattante, fluida e precisa...è veramente da corsa... la cosa più bella è, però, quando ci do dentro e mi dà esattamente le stesse sensazioni di quella bici, quella X - Uno rossa, di più di 20 anni fa... come dire, letteralmente, a volte i sogni si costruiscono...
Ho poco allenamento, ho solo due mesi davanti prima dell'Eroica di Montalcino: 171 km e 3200 metri di dislivello circa e questa volta una nuova bici, costruita da me... mi pare di aver fatto un gran bel lavoro; se non si smonterà con le vibrazioni delle strade bianche, degli "sterri" toscani, mi porterà al traguardo ed a farmi un piatto di pici cacio e pepe... sarà una bella avventura...

