Nel lontano 1996 mi facevo l'ultimo giro in bici "serio" - da Verona a Trieste; da allora sono passati 20 anni, 5 moto e un casino di altre cose... poi una bella mattina mi sono svegliato e ho deciso di riallenarmi, prendere una bici fine anni '70 ed iscrivermi all'Eroica 2016, perché dietro al ritmo cadenzato dei pedali in mezzo al nulla c'è la memoria dei cieli di 20 anni fa e la saggezza senza tempo della fatica
sabato 13 agosto 2016
IL SACRO GRAAL
Venerdì è una giornata stupenda.... Sole e aria fresca: è il tipico giorno nel quale non rispettare il detto "non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi..." rimando eccome.! Quindi oggi si va alla ricerca di due pezzi per la bici: rapporti più corti e un tubo reggisella più lungo.... Dei primi ho già detto: il pignone più grosso che ho dietro è da 24....non sono abbastanza allenato per spingere un 42-24 su certe salite micidiali.... Il tubo invece mi occorre per avere qualche centimetro in più per stendere tutta la gamba.... Il telaio miyata è un 54 quadro ma è compatto e con il reggisella che ho non stendo tutta la gamba, le pedivelle shimano 600 sono belle lunghe... Ho appuntamento dal meccanico brasilero vicino a casa perché oggi gli sarebbe dovuta arrivare una cassetta shimano...comincia a smontare la ruota posteriore e non si rende conto che il mozzo è uno shimano dura ace ovvero il primo che non ha la cassetta dei pignoni avvitata ma è callettata e gli ingranaggi vanno semplicemente infilati, con il primo, il più piccolo, che fa da tappo. Toglie due bulloni, sfila un perno, gli cadono due sfere del cuscinetto e mi dice che non ha visto mai nulla di simile.... Morale: il pezzo che ha preso non va bene e la mia faccia più o meno è quella della sora Lella quando in "bianco rosso e verdone" dice, riferendosi a suo nipote Mimmo, "c'ho un nipote grande grosso e fregnone che scambia 'na sorca par un par de mutande"... Vado Via allibito e decido di cercare il pezzo su e bay e farlo montare da qualche meccanico vecchiotto... Ma sarà la ricerca del sacro graal... Trovare un sei rapporti che arrivi a 26 o 28 non sarà né facile né economico.... però il brasilero lo perdono, mi fa notare che le ruote montano dei copertoncini quasi nuovi ma che non sono più prodotti da circa 30 anni e che i cavi del cambio sono non dei normali cavi ma delle trecce di sottilissimi fili di acciaio... Un pezzo anni 70, molto raffinati ed introvabili, rendono la cambiata leggera e dolce perché sono molto flessibili.... La bici quindi ha pochissimi km e monta degli ottimi pezzi.....mi fermo poi da Chesini a prendere tubo della sella... Ecco, qui di bici ne sanno e anche se Chesini non è più del vecchio Gabriele Chesini ci lavora con un ragazzo che era lì dai primi anni 90. Passo tre quarti d'ora a discutere di vecchi modelli anni '80 e '90...hanno anche una X Uno in esposizione ma vedo subito che è uno degli ultimi modelli e che i pezzi però non sono originali... È su uno scaffale in alto e per andarci sotto e guardare se il telaio ha il classico foro ad asso di picche sotto al movimento centrale quasi faccio cadere una fila di bici nuove di pacca che urto con il mio dolce peso.. Il foro però c'è! Vogliono vedere la mia innovation ed eventualmente acquistarla.... Mercoledì gliela porto....con quel che costa salta fuori la koga miyata, viaggio e soggiorno per l'eroica, abbigliamento d'epoca e una dose di brunello sufficiente a far tutta l'eroica in volo rovesciato... Ma non abbastanza per il sacro graal... Quello costerà un rene ma tanto ne ho due...
mercoledì 10 agosto 2016
KOGA MIYATA!
Poche ma fondamentali regole perchè una bici sia "Eroica": telaio in acciaio saldobrasato (o al massimo alluminio "avvitato ed incollato", come le Alan), niente pedali Look o simili a sgancio rapido, niente cambi al manubrio (i comandi devono stare sul tubo obliquo), niente cavi dei freni nastrati, niente cerchi ad alto profilo.
La mia Chesini a parte il telaio di acciaio non ha nulla a che fare con l'eroica... in effetti, in genere, il "limite" per le bici eroiche è il 1987... la "Innovation" della Chesini è dei primi anni '90: 4 anni dove un sacco di cose erano cambiate!
così mi metto a cercare, cercare, e mi passo tutte le bici su E - bay e Subito dei migliori produttori dagli anni 60 in su: Bottecchia, Chesini, Grandis, Pinarello, Colnago, Legnano, Adige, Wilier, Basso, Stella Veneta, etc...
a priori avevo scartato tutto ciò che aveva i tubolari (non li so cambiare) e tutto ciò che non era "Campagnolo"... nel vicentino, dove sono cresciuto ciclisticamente nelle durante le lunghe vacenze estive, tutti i "vecchi" parlavano solo di Campagnolo e, quindi...
Ad un certo punto vengo attratto da una bici in vendita su e - bay: una KOGA MIYATA... mai sentita nominare.
Mi documento un po' e ne sono affascinato: è un produttore olandese ed il nome della azienda è dato dalla somma di tre nomi: le prime due lettere dei cognome di Andries GAastra, il fondatore, le prime due lettere del cognome della moglie (KO) e, poi, Miyata, un produttore giapponese di biciclette che nel dopoguerra aveva iniziato a fare telai riciclando le canne dei fucili.
Miyata era stato scelto per i telai.., penso che se un olandese va a comperare i telai in giappone un motivo ci sarà...
Gaastra è stato uno dei primi a colaborare con Shimano nell'allestimento di bici da corsa, quindi: telai e componenti giapponesi, assemblaggio Olandese.
Quella in vendita era una Road - Racer, arancione, con cambio Shimano 600 Arabesque (ed a breve capierete perchè si chima così) e si trovava ad Hassen, nell'estremo nord della Germania. Non è una Pro Racer (che era il top di gamma e montava componenti ancor più raffinati) ma a occhio sembra ben fatta e monta pezzi molto buoni...mi piace!
Però, tradire la Campagnolo, comperare una bici on line senza vederla e provarla, di una marca mai sentita ma con una bella storia e portarla a fare l'eroica... mha... non è da me...mmm.... anzi è proprio da me: anni fa comperai una moto solo perchè mi piaceva da pazzi il suo cruscotto; fortunatamente anche il resto della moto non era male...
comunque proprio non mi convinco, giro e rigiro su e - bay ogni sera e rompo i coglioni a tutti... io vado a periodi, come Picasso: lui ha avuto il periodo rosa, il periodo blu ed il periodo etc, io ho avuto il periodo del CB, il periodo della bici, il periodo della....ehm.... ok.... insomma ho periodi nei quali sono monotematco e quindi smetto di parlare di una cosa solo: a) se mi stufo; b) se trovo altro di meglio; c) con una pallottola d'argento al cuore.
dilaniato (seeee, vabbhè, non esageriamo) dall'indecisione, vado a vedere di persona due "Grandis" in vendita su "Subito!": una è grande per me, non toccoo nemmeno a terra (eh, dovevo sospettarlo, era una Grandis... ah ah ah, clap clap, che battuta del cazzo...); l'altra sembra che l'abbiano lavata con la pomice tanto è rovinata... "sai, mio padre è morto da 20 anni e l'ha usata solo poche volte..." ... bhe, se la usava così te credo che è morto... per caso ci su buttava bendato giù da un dirupo? Temporeggio, temporeggio, poi una sera, dopo aver pagato una botta di soldi in Cassa Previdenziale, penso: evvaffanculo, IO MI COMPERO LA KOGA MIYATA...mi piace e voglio una bici arancione! tre minuti e l'acquisto è fatto, consegna prevista per venerdì 12 agosto.
Nel frattempo tutto preoccupato vado a fare il giro in bici (vedi post precedente) e mi chiedo: arriverà, non arriverà, sarà come nella foto, sarà a posto, mi avranno fottuto i soldi.... insomma, il venditore in Germania ha una cosa tipo 1740 recensioni positive, mica lo piazzera proprio a me??!?!
Oggi passo in studio e mi dicono che è arrivato un pacco: è la bici.
entrare nella stanza e trovare questo scatolone gigante mi ha ricordato un Natale di quando ero bambino, forse avevo 4 anni: i miei avevano comperato una piccola tenda degli indiani in un negozio di giocattoli, la avevano montata di notte nella stanza dove dormivo e la avevano riempita di giochi; al risveglio ho trovato questa tenda e dentro c'era un modellino di formula uno, un pallone da football, una trenino Lima, una pista di macchinine, un robot, un modello da costruire di corpo umano, l'allegro chirurgo e forse altre cose... ma sono passati 36 anni, non ricordo tutto...
questa volta dentro allo scatolone c'è la bici smontata: che dire, è una figata!
contrariamente a quanto mi aveva detto il venditore, non monta i tubolari ma i copertoncini! Sono molto contento, questo vuol dire che, in caso di foratura riuscirò a cambiare la camera d'aria e non mi ritroveranno nel bosco, dopo tre giorni, incollato dal mastice che serve a montare i tubolari; le camere d'aria le so cambiare in un lampo;
la bici è tutta sporca ed è arancio spento ma, dopo un giro all'autolavaggio, torna di un arancione metallizzato splendente
i freni non sono certo i Campagnolo Delta ma dei bellissimi e semplicissimi "shimano 600" che frenano di brutto!
non male per avere quasi 40 anni, eh?
e poi il cambio "600" detto "Arabesque" perchè è tutto pantografato e ha quel tocco retrò che non mi dispiace affatto
Insomma, non ci sono le finezze della Chesini "X - Uno" e le cormature della "Innovation" ma questa Koga Miyata è proprio figa...
un'etichetta attaccata sulla base del tubo piantone dice "telaio garantito a vita"
credo che "lifetime guarantee" detto da un giapponese abbia un suo peso...e non solo perchè per la pronuncia che farebbe certamente scompisciare... ancora oggi se si chiama la Miyata Industry co. ltd, e si dice che c'è il telaio numero tal dei tali che si è rotto, dopo pochi secondi si sentono delle urla fortissime: il telaista che lo ha costruito compie immediatamente un suicidio rituale. Ma fino ad ora non è mai accaduto... nel 1984 una Koga Miyata condotta da un postino olandese si è scontrata frontalmente con un autotreno che andava a tutta birra... non serve dire che del postino non hanno trovato nulla, dicono addirittura che sia stato sparato in un'altra dimensione, ma la Koga Miyata non si è fatta nulla... si è piantata, illesa, nel motore dell'automezzo e per sfilarla è stato necessario chiamare Re Artù che ha potuto confermare che in confronto la "spada nella roccia" era stata una passeggiata.
l'unica cosa che dovrò cambiare visto che andrebbe benissimo sulle nostre strade ma la renderebbe pressochè inutilizzabile per l'Eroica sono i rapporti del cambio, veramente lunghi lunghi, con un giro di pedali si va da Verona a Madrid: venerdì gita dal meccanico a montare dei rapporti accorciati (è ammesso dal regolamento per evitare di lastricare gli sterri toscani di cadaveri) e poi via, verso nuovi orizzonti in vista del 2 ottobre!
La mia Chesini a parte il telaio di acciaio non ha nulla a che fare con l'eroica... in effetti, in genere, il "limite" per le bici eroiche è il 1987... la "Innovation" della Chesini è dei primi anni '90: 4 anni dove un sacco di cose erano cambiate!
così mi metto a cercare, cercare, e mi passo tutte le bici su E - bay e Subito dei migliori produttori dagli anni 60 in su: Bottecchia, Chesini, Grandis, Pinarello, Colnago, Legnano, Adige, Wilier, Basso, Stella Veneta, etc...
a priori avevo scartato tutto ciò che aveva i tubolari (non li so cambiare) e tutto ciò che non era "Campagnolo"... nel vicentino, dove sono cresciuto ciclisticamente nelle durante le lunghe vacenze estive, tutti i "vecchi" parlavano solo di Campagnolo e, quindi...
Ad un certo punto vengo attratto da una bici in vendita su e - bay: una KOGA MIYATA... mai sentita nominare.
Mi documento un po' e ne sono affascinato: è un produttore olandese ed il nome della azienda è dato dalla somma di tre nomi: le prime due lettere dei cognome di Andries GAastra, il fondatore, le prime due lettere del cognome della moglie (KO) e, poi, Miyata, un produttore giapponese di biciclette che nel dopoguerra aveva iniziato a fare telai riciclando le canne dei fucili.
Miyata era stato scelto per i telai.., penso che se un olandese va a comperare i telai in giappone un motivo ci sarà...
Gaastra è stato uno dei primi a colaborare con Shimano nell'allestimento di bici da corsa, quindi: telai e componenti giapponesi, assemblaggio Olandese.
Quella in vendita era una Road - Racer, arancione, con cambio Shimano 600 Arabesque (ed a breve capierete perchè si chima così) e si trovava ad Hassen, nell'estremo nord della Germania. Non è una Pro Racer (che era il top di gamma e montava componenti ancor più raffinati) ma a occhio sembra ben fatta e monta pezzi molto buoni...mi piace!
Però, tradire la Campagnolo, comperare una bici on line senza vederla e provarla, di una marca mai sentita ma con una bella storia e portarla a fare l'eroica... mha... non è da me...mmm.... anzi è proprio da me: anni fa comperai una moto solo perchè mi piaceva da pazzi il suo cruscotto; fortunatamente anche il resto della moto non era male...
comunque proprio non mi convinco, giro e rigiro su e - bay ogni sera e rompo i coglioni a tutti... io vado a periodi, come Picasso: lui ha avuto il periodo rosa, il periodo blu ed il periodo etc, io ho avuto il periodo del CB, il periodo della bici, il periodo della....ehm.... ok.... insomma ho periodi nei quali sono monotematco e quindi smetto di parlare di una cosa solo: a) se mi stufo; b) se trovo altro di meglio; c) con una pallottola d'argento al cuore.
dilaniato (seeee, vabbhè, non esageriamo) dall'indecisione, vado a vedere di persona due "Grandis" in vendita su "Subito!": una è grande per me, non toccoo nemmeno a terra (eh, dovevo sospettarlo, era una Grandis... ah ah ah, clap clap, che battuta del cazzo...); l'altra sembra che l'abbiano lavata con la pomice tanto è rovinata... "sai, mio padre è morto da 20 anni e l'ha usata solo poche volte..." ... bhe, se la usava così te credo che è morto... per caso ci su buttava bendato giù da un dirupo? Temporeggio, temporeggio, poi una sera, dopo aver pagato una botta di soldi in Cassa Previdenziale, penso: evvaffanculo, IO MI COMPERO LA KOGA MIYATA...mi piace e voglio una bici arancione! tre minuti e l'acquisto è fatto, consegna prevista per venerdì 12 agosto.
Nel frattempo tutto preoccupato vado a fare il giro in bici (vedi post precedente) e mi chiedo: arriverà, non arriverà, sarà come nella foto, sarà a posto, mi avranno fottuto i soldi.... insomma, il venditore in Germania ha una cosa tipo 1740 recensioni positive, mica lo piazzera proprio a me??!?!
Oggi passo in studio e mi dicono che è arrivato un pacco: è la bici.
entrare nella stanza e trovare questo scatolone gigante mi ha ricordato un Natale di quando ero bambino, forse avevo 4 anni: i miei avevano comperato una piccola tenda degli indiani in un negozio di giocattoli, la avevano montata di notte nella stanza dove dormivo e la avevano riempita di giochi; al risveglio ho trovato questa tenda e dentro c'era un modellino di formula uno, un pallone da football, una trenino Lima, una pista di macchinine, un robot, un modello da costruire di corpo umano, l'allegro chirurgo e forse altre cose... ma sono passati 36 anni, non ricordo tutto...
questa volta dentro allo scatolone c'è la bici smontata: che dire, è una figata!
contrariamente a quanto mi aveva detto il venditore, non monta i tubolari ma i copertoncini! Sono molto contento, questo vuol dire che, in caso di foratura riuscirò a cambiare la camera d'aria e non mi ritroveranno nel bosco, dopo tre giorni, incollato dal mastice che serve a montare i tubolari; le camere d'aria le so cambiare in un lampo;
la bici è tutta sporca ed è arancio spento ma, dopo un giro all'autolavaggio, torna di un arancione metallizzato splendente
i freni non sono certo i Campagnolo Delta ma dei bellissimi e semplicissimi "shimano 600" che frenano di brutto!
non male per avere quasi 40 anni, eh?
e poi il cambio "600" detto "Arabesque" perchè è tutto pantografato e ha quel tocco retrò che non mi dispiace affatto
Insomma, non ci sono le finezze della Chesini "X - Uno" e le cormature della "Innovation" ma questa Koga Miyata è proprio figa...
un'etichetta attaccata sulla base del tubo piantone dice "telaio garantito a vita"
credo che "lifetime guarantee" detto da un giapponese abbia un suo peso...e non solo perchè per la pronuncia che farebbe certamente scompisciare... ancora oggi se si chiama la Miyata Industry co. ltd, e si dice che c'è il telaio numero tal dei tali che si è rotto, dopo pochi secondi si sentono delle urla fortissime: il telaista che lo ha costruito compie immediatamente un suicidio rituale. Ma fino ad ora non è mai accaduto... nel 1984 una Koga Miyata condotta da un postino olandese si è scontrata frontalmente con un autotreno che andava a tutta birra... non serve dire che del postino non hanno trovato nulla, dicono addirittura che sia stato sparato in un'altra dimensione, ma la Koga Miyata non si è fatta nulla... si è piantata, illesa, nel motore dell'automezzo e per sfilarla è stato necessario chiamare Re Artù che ha potuto confermare che in confronto la "spada nella roccia" era stata una passeggiata.
l'unica cosa che dovrò cambiare visto che andrebbe benissimo sulle nostre strade ma la renderebbe pressochè inutilizzabile per l'Eroica sono i rapporti del cambio, veramente lunghi lunghi, con un giro di pedali si va da Verona a Madrid: venerdì gita dal meccanico a montare dei rapporti accorciati (è ammesso dal regolamento per evitare di lastricare gli sterri toscani di cadaveri) e poi via, verso nuovi orizzonti in vista del 2 ottobre!
MEZZO EROICO E MEZZO GRULLO
"...ma che scherzi, gli ultimi che si son fatti vedere a provare l'eroica erano a fine maggio... ora l'è troppo caldo..." Carlotta, viso rinascimentale e accento toscano che spacca, commenta così appena le dico, mentre a cena serve una bozza di chianti, che avevo pensato di trovare un sacco di gente a provare il percorso dell'Eroica ed invece oggi in 90 km non ho incrociato nemmeno un cane in bici...
Ora m'è tutto chiaro...solo un grullo se la fa d'agosto!
Rewind: la mattina ci si alza con la finestra che dà sui vigneti, si fa una bella colazione con pane, burro e marmellata e ci si prepara per una prova: mezza Eroica, giusto per saggiare un po' gli sterri del percorso, come li chiamano qui, ed avere un po' una idea di come potrebbe essere.
Dovete sapere che "la Toscana è una regione tipicamente collinosa, infatti i 2/3 del territorio sono coperti da colline..." almeno così iniziava la ricerca che portai all'esame di quinta elementare e così sapevo; poi sono andato in Toscana molte volte, ma dopo questa ultima esperienza mi sono convinto che alle elementari ai bambini insegnino cosa è quell'oggetto misterioso che noi chiamiamo "pianura" perchè lì non la vedranno mai: è tutto un su e giù!
Comunque, fatto il pieno di carboidrati salgo sulla "Chesini Innovation" che per l'occasione è in tiro, lucidata a dovere e ben lubrificata; copertoncini gonfiati a 8 atmosfere: ho letto che è il solo modo per evitare forature sugli sterri e mi fido, ha una sua logica: è improbabile che un copertoncino si buchi, si dovrebbe passare proprio su un chiodo o su una spina; invece è facile che si "pizzichi" per i colpi presi sui sassi, insomma, si schiacci tra cerchione e sasso, bucando la camera d'aria; tenendola a 8 atmosfere si viaggia su una ruota di cemento.
L'idea è di fare circa metà percorso, da Gaiole in Chianti a Montalcino, una parte del percorso che il giorno della partenza verosimilmente farò al buio, perchè si può partire dalle 5.00 alle 7.00 ed io di certo voglio essere tra i primi a partire per tentare di arrivare a completare il percorso prima che faccia buio di nuovo (anche se la vedo dura...).
Il primo pezzo vado che è una meraviglia e spingo il 53 senza problemi anche sulle prime salite;
Supero agevolmente il castello di Brolio
Dopo un po' il primo "sterro": sono un po' preoccupato per come reagirà la bici da corsa che non è certo progettata per andare sullo sterrato, anche se leggero: le tubature SL (superleggere) in acciaio Nivacrom erano usate per le gare e per un certo tempo erano il top; ho letto che erano suggerite per ciclisti fino a 75 kg; non credo che il telaista mentre saldobrasava i tubi dentro i giunti, una ventina di anni fa, stesse pensando che quel telaio un giorno non sarebbe sfrecciato su una vellutata discesa di asfalto ma sarebbe stato lanciato come un treno in salita su uno sterrato con sopra 85 kg di pseudo animale ciclista.
Comunque l'acciaio è una delle poche cose nelle quali ancora credo e mi fido.
All'inizio però ci vado cauto: il copertoncino davanti è un Vittoria Zaffiro usato ed è appena intagliato, quindi la tenuta laterale non è molta; il posteriore è un Michelin Endurance nuovo di pacca e di sua natura è liscio come il culo di una principessa... non è il caso di fare i fenomeni.
Dopo un po' di sterrato seguo i cartelli e vengo ributtato sull'asfalto; mi sento in forma, la temperatura e buona, l'aria leggera, sono solo, la mia bici blu e cromata scorre che è una meraviglia e tiro di brutto: delle brevi salite che ci sono neanche me ne curo, ci arrivo sotto lanciato e le scavalco di slancio.
Ogni tanto incontro qualche sterro leggero e rettilineo in salita; lì la direzionalità dell'anteriore non conta poi molto, il carico è tutto sulla Michelin Endurance e così provo a spingere per bene: avete presente la sensazione di fare una salita sterrata a canna con una moto da enduro? Bellissima, vero? Ora il motore siete voi; fatto? Riducete la sezione delle gomme a 2 centimetri e mezzo, più o meno la larghezza di un dito; fatto? ora spingete come un dannato treno su quei pedali; fatto? Ecco, state viaggiando a 40 km/ora in salita con la ruota posteriore che pattina, va un po' qua e un po' là e quella anteriore che invece va diritta come su di un binario.... è una sensazione FAVOLOSA che, comunque, pagherò a breve.
Andando avanti così arrivo a Radi e mi riposo un attimo... sono andato veramente bene, la media è alta (fin troppo) e mi chiedo se stamattina al posto dello zucchero nel cappuccino mi abbiano messo una manciata di anfetamine.
Passo delle zone meravigliose, si alternano tunnel verdi a vallate brulle.
Da lì scendo, arrivo nei dintorni di Siena e comincio qualche salita, tutto fila liscio, mi sparo a canna anche un salitone di asfalto che conosco bene (il giorno prima in macchina ho preso le misure e so che è un "muro" ma che è breve): ci arrivo sotto a quasi 50 km/h e riesco a farne un pezzo con il 53, poi cedo, verso la fine, e butto su il 39...
Gli sterrati sono ben compattati e l'unica accortezza se si vuole tornare a casa con entrambi i testicoli è di usare sempre le gambe come ammortizatori, quindi quando posso sto seduto, nelle parti un po' sconnesse sto sollevato appena sopra la sella e tutto fila via liscio anche se la posizione è faticosa.
Guardo l'orologio, son partito alle dieci di mattina... se tutto è così questa Eroica me la bevo in un soffio... e non sono neanche troppo allenato!
Arrivo finalmente (per così dire) vicino a Castiglion del Bosco... diciamo questo, il confine tra paradiso è inferno è un ponticello di assi di legno; ricordate: passato quel ponte c'è di che spaccarsi veramente!!
Iniziamo con una breve salita in asfalto che sotto il sole agostano, nonostante sia una bella giornata ventilata, vi farà già capire perchè i Toscani bestemmino tanto (ok, non come i Veneti ma in Veneto la bestemmia non solo sostituisce la punteggiatura ma è un'arte paragonabile all'arte della forgiatura delle katane in giappone): la salita è micidiale ed implacabile...ci credo che nessuno viene a provare questo percorso in pieno agosto!!
Se fino a quel momento avevo pensato di portarmi via, il giorno dell'Eroica solo una borraccia, su quella salita ho immediatamente cambiato idea per passare a due borrace; in poche centinaia di metri ho iniziato a consumare come una Covette Sting Ray 5.7 del 1976 (certo, se avessi avuto della benzina mi sarei bevuto anche quella).
Subito dopo arriva il bello, ovvero uno sterrato con una pendenza micidiale, tornante su tornante, fondo pesante e rovinato dai cingoli dei mezzi che, forse sono stati usati per creare, tutto intorno, dei bellissimi campi da golf ed, in cima alla salita, un residence, abitazioni e chi più ne ha più ne metta, frequentati da ricchissimi cagoncelli (che giudico così forse ingiustamente ma quella è la faccia che hanno fatto quando, sudato come un animale, sono passato a petto nudo davanti a quella che sembrava essere l'entrata nel complesso).
Devo dire che questa salita sterrata spacca: il fondo irregolare, che preso in piena velocità in falsopiano / discesa vi farà vibrare la bici così forte da staccarvi le otturazioni dai denti, in salita rende il fondo insidioso causando numerose perdite di aderenza; i suddetti simpatici golfisti passano in auto in salita immedesimandosi in Miki Biasion degli anni d'oro e guidano le loro BMW X5 e simili come delle auto da rally, con il risultato di infarinarvi che manco Lapo Elkan nelle migliori serate... ma ciò che posso dire di questa salita è che pare non finire mai: ho sprecato troppe energie all'inizio, facendo il figo in salita ed ora è un'agonia.
Ogni tanto mi fermo e prendo fiato, poi riparto (e grazie al 39 davanti parto in contropendenza anche in salita) ma alla fine cedo: marco il territorio con una pisciatina e mi faccio un pezzo a piedi: sommo disonore ma ho bisogno di recuperare.
Mi servirà di lezione: all'Eroica le energie vanno conservate; il grullo l'ho fatto oggi, quel giorno farò il saggio (lo so, non è vero, mento, vedrò la salita sterrata e la farò ancora una volta come se non ci fosse un domani con un sorriso da orecchio a orecchio e se avessi la coda scodinzolerei pure.... lo so, è inutile, sono fatto così....).
Quando finalmente lo sterrato finisce uno dice: bhè ormai sono arrivato a Montalcino, asfalto, pendenze dolci, poi discesa, un po' di acqua e riformimento: un cazzo! C'è una salita d'asfalto rovente con una pendenza tipo montagne russe: il tempo di percorrenza è sufficiente per sei "Padre nostro" e nove "ave Maria", nella versione veneta; finito il rosario arriverete a Montalcino e da lì è un'altra storia, una storia che percorrerò in bici un'altro giorno.
Devo dire che dopo un po' di frutta, un po' di acqua (tipo 2 litri), un antipastino, dei pici cacio e pepe, mezzo litro di Rosso e una grappa e caffè ero come nuovo, zero male alle gambe, zero stanchezza... ci sono ancora quasi 2 mesi fino ad ottobre, questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue, il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo e io... Io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte...mmmm....no, questo era un'altro film... per ora mi alleno .. :-)
Ora m'è tutto chiaro...solo un grullo se la fa d'agosto!
Rewind: la mattina ci si alza con la finestra che dà sui vigneti, si fa una bella colazione con pane, burro e marmellata e ci si prepara per una prova: mezza Eroica, giusto per saggiare un po' gli sterri del percorso, come li chiamano qui, ed avere un po' una idea di come potrebbe essere.
Dovete sapere che "la Toscana è una regione tipicamente collinosa, infatti i 2/3 del territorio sono coperti da colline..." almeno così iniziava la ricerca che portai all'esame di quinta elementare e così sapevo; poi sono andato in Toscana molte volte, ma dopo questa ultima esperienza mi sono convinto che alle elementari ai bambini insegnino cosa è quell'oggetto misterioso che noi chiamiamo "pianura" perchè lì non la vedranno mai: è tutto un su e giù!
Comunque, fatto il pieno di carboidrati salgo sulla "Chesini Innovation" che per l'occasione è in tiro, lucidata a dovere e ben lubrificata; copertoncini gonfiati a 8 atmosfere: ho letto che è il solo modo per evitare forature sugli sterri e mi fido, ha una sua logica: è improbabile che un copertoncino si buchi, si dovrebbe passare proprio su un chiodo o su una spina; invece è facile che si "pizzichi" per i colpi presi sui sassi, insomma, si schiacci tra cerchione e sasso, bucando la camera d'aria; tenendola a 8 atmosfere si viaggia su una ruota di cemento.
L'idea è di fare circa metà percorso, da Gaiole in Chianti a Montalcino, una parte del percorso che il giorno della partenza verosimilmente farò al buio, perchè si può partire dalle 5.00 alle 7.00 ed io di certo voglio essere tra i primi a partire per tentare di arrivare a completare il percorso prima che faccia buio di nuovo (anche se la vedo dura...).
Il primo pezzo vado che è una meraviglia e spingo il 53 senza problemi anche sulle prime salite;
Supero agevolmente il castello di Brolio
Dopo un po' il primo "sterro": sono un po' preoccupato per come reagirà la bici da corsa che non è certo progettata per andare sullo sterrato, anche se leggero: le tubature SL (superleggere) in acciaio Nivacrom erano usate per le gare e per un certo tempo erano il top; ho letto che erano suggerite per ciclisti fino a 75 kg; non credo che il telaista mentre saldobrasava i tubi dentro i giunti, una ventina di anni fa, stesse pensando che quel telaio un giorno non sarebbe sfrecciato su una vellutata discesa di asfalto ma sarebbe stato lanciato come un treno in salita su uno sterrato con sopra 85 kg di pseudo animale ciclista.
Comunque l'acciaio è una delle poche cose nelle quali ancora credo e mi fido.
All'inizio però ci vado cauto: il copertoncino davanti è un Vittoria Zaffiro usato ed è appena intagliato, quindi la tenuta laterale non è molta; il posteriore è un Michelin Endurance nuovo di pacca e di sua natura è liscio come il culo di una principessa... non è il caso di fare i fenomeni.
Dopo un po' di sterrato seguo i cartelli e vengo ributtato sull'asfalto; mi sento in forma, la temperatura e buona, l'aria leggera, sono solo, la mia bici blu e cromata scorre che è una meraviglia e tiro di brutto: delle brevi salite che ci sono neanche me ne curo, ci arrivo sotto lanciato e le scavalco di slancio.
Ogni tanto incontro qualche sterro leggero e rettilineo in salita; lì la direzionalità dell'anteriore non conta poi molto, il carico è tutto sulla Michelin Endurance e così provo a spingere per bene: avete presente la sensazione di fare una salita sterrata a canna con una moto da enduro? Bellissima, vero? Ora il motore siete voi; fatto? Riducete la sezione delle gomme a 2 centimetri e mezzo, più o meno la larghezza di un dito; fatto? ora spingete come un dannato treno su quei pedali; fatto? Ecco, state viaggiando a 40 km/ora in salita con la ruota posteriore che pattina, va un po' qua e un po' là e quella anteriore che invece va diritta come su di un binario.... è una sensazione FAVOLOSA che, comunque, pagherò a breve.
Andando avanti così arrivo a Radi e mi riposo un attimo... sono andato veramente bene, la media è alta (fin troppo) e mi chiedo se stamattina al posto dello zucchero nel cappuccino mi abbiano messo una manciata di anfetamine.
Passo delle zone meravigliose, si alternano tunnel verdi a vallate brulle.
Da lì scendo, arrivo nei dintorni di Siena e comincio qualche salita, tutto fila liscio, mi sparo a canna anche un salitone di asfalto che conosco bene (il giorno prima in macchina ho preso le misure e so che è un "muro" ma che è breve): ci arrivo sotto a quasi 50 km/h e riesco a farne un pezzo con il 53, poi cedo, verso la fine, e butto su il 39...
Gli sterrati sono ben compattati e l'unica accortezza se si vuole tornare a casa con entrambi i testicoli è di usare sempre le gambe come ammortizatori, quindi quando posso sto seduto, nelle parti un po' sconnesse sto sollevato appena sopra la sella e tutto fila via liscio anche se la posizione è faticosa.
Guardo l'orologio, son partito alle dieci di mattina... se tutto è così questa Eroica me la bevo in un soffio... e non sono neanche troppo allenato!
Arrivo finalmente (per così dire) vicino a Castiglion del Bosco... diciamo questo, il confine tra paradiso è inferno è un ponticello di assi di legno; ricordate: passato quel ponte c'è di che spaccarsi veramente!!
Iniziamo con una breve salita in asfalto che sotto il sole agostano, nonostante sia una bella giornata ventilata, vi farà già capire perchè i Toscani bestemmino tanto (ok, non come i Veneti ma in Veneto la bestemmia non solo sostituisce la punteggiatura ma è un'arte paragonabile all'arte della forgiatura delle katane in giappone): la salita è micidiale ed implacabile...ci credo che nessuno viene a provare questo percorso in pieno agosto!!
Se fino a quel momento avevo pensato di portarmi via, il giorno dell'Eroica solo una borraccia, su quella salita ho immediatamente cambiato idea per passare a due borrace; in poche centinaia di metri ho iniziato a consumare come una Covette Sting Ray 5.7 del 1976 (certo, se avessi avuto della benzina mi sarei bevuto anche quella).
Subito dopo arriva il bello, ovvero uno sterrato con una pendenza micidiale, tornante su tornante, fondo pesante e rovinato dai cingoli dei mezzi che, forse sono stati usati per creare, tutto intorno, dei bellissimi campi da golf ed, in cima alla salita, un residence, abitazioni e chi più ne ha più ne metta, frequentati da ricchissimi cagoncelli (che giudico così forse ingiustamente ma quella è la faccia che hanno fatto quando, sudato come un animale, sono passato a petto nudo davanti a quella che sembrava essere l'entrata nel complesso).
Devo dire che questa salita sterrata spacca: il fondo irregolare, che preso in piena velocità in falsopiano / discesa vi farà vibrare la bici così forte da staccarvi le otturazioni dai denti, in salita rende il fondo insidioso causando numerose perdite di aderenza; i suddetti simpatici golfisti passano in auto in salita immedesimandosi in Miki Biasion degli anni d'oro e guidano le loro BMW X5 e simili come delle auto da rally, con il risultato di infarinarvi che manco Lapo Elkan nelle migliori serate... ma ciò che posso dire di questa salita è che pare non finire mai: ho sprecato troppe energie all'inizio, facendo il figo in salita ed ora è un'agonia.
Ogni tanto mi fermo e prendo fiato, poi riparto (e grazie al 39 davanti parto in contropendenza anche in salita) ma alla fine cedo: marco il territorio con una pisciatina e mi faccio un pezzo a piedi: sommo disonore ma ho bisogno di recuperare.
Mi servirà di lezione: all'Eroica le energie vanno conservate; il grullo l'ho fatto oggi, quel giorno farò il saggio (lo so, non è vero, mento, vedrò la salita sterrata e la farò ancora una volta come se non ci fosse un domani con un sorriso da orecchio a orecchio e se avessi la coda scodinzolerei pure.... lo so, è inutile, sono fatto così....).
Quando finalmente lo sterrato finisce uno dice: bhè ormai sono arrivato a Montalcino, asfalto, pendenze dolci, poi discesa, un po' di acqua e riformimento: un cazzo! C'è una salita d'asfalto rovente con una pendenza tipo montagne russe: il tempo di percorrenza è sufficiente per sei "Padre nostro" e nove "ave Maria", nella versione veneta; finito il rosario arriverete a Montalcino e da lì è un'altra storia, una storia che percorrerò in bici un'altro giorno.
Devo dire che dopo un po' di frutta, un po' di acqua (tipo 2 litri), un antipastino, dei pici cacio e pepe, mezzo litro di Rosso e una grappa e caffè ero come nuovo, zero male alle gambe, zero stanchezza... ci sono ancora quasi 2 mesi fino ad ottobre, questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue, il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo e io... Io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte...mmmm....no, questo era un'altro film... per ora mi alleno .. :-)
giovedì 4 agosto 2016
Per me le bici da corsa sono d'acciaio... lo era quella del nonno, fregata dal padre di quello che poi è diventato il panettiere del paese (vietato anche dopo 40 anni andare a comperare il pane lì...) lo era quella di mio cugino in secondo grado che correva da professionista e lo era la mia mitica Chesini X - Uno, rossa e cromata, con la quale ho raggiunto il top della saggezza in bici: 90km/h in discesa dal Monte Grappa e 75 km/h in pianura, con rapporti lunghi a culo di un camion che mi tagliava l'aria...
la Chesini X Uno, per l'epoca, era una bici stupenda, pulita, lineare, con tutti i cavi che correvano dentro i tubi; c'è un dettaglio che pochi notano e dice molto su come le facevano 'sti pezzi di ferro una volta: i cavi del cambio scorrono dentro il tubo obliquo e girano attorno ad un rocchetto, attorno al movimento centrale, che è ispezionabile da un foro; ma non un foro normale! Lo avevano fatto a forma di asso di picche... ecco, le X Uno si riconoscono da quel buco a forma di cuore rovesciato che hanno sotto... oppure....ok, oppure dal fatto che in più punti Chesini aveva inciso sul telaio "X - Uno"...lo so che è più facile così, ma, ehi, un po' di poesia, no?
Comunque le "X - Uno" sono rare ormai e ancora più rare sono le "Innovation" che le hanno seguite di qualche anno... la "grande" innovazione per l'epoca (fine anni '80) era inclinare il tubo orizzontale, ovvero creare un telaio "sloping" (ed in effetti questo era uno dei primi al mondo, credo).
Interessante a pensarci... ora tutto scorre così veloce; prima ci sono voluti decenni perchè uno si svegliasse e dicesse "bhe, perchè non incliniamo un po' quel tubo orizzontale"...
Tutti i maxi esperti vi diranno che un telaio sloping è più rigido, più nervoso, più leggero, quel che posso dire io è che è più difficile prendergli delle misure sensate, quindi non si parla più di telai "quadri", di "54x54", etc... ma di telaio che fa venire il mal di schiena o no... ecco quello sopra lì, quella bellissima, lucidissima, spettacolare Chesini "Innovation" mi fa venire un mal di schiena fottuto e, considerando che di attività che potenzialmente possono causarlo ne ho fatte per tutta la vita, senza mai avere un problema, deve essere colpa della bici (ehi, tu... tu che hai pensato "forse hai mal di schiena perchè ora sei invecchiato e quando facevi le altre attività eri più giovane..." bhe... è dal 1994 che mi dicono "vedrai...queste cose non le farai più a trenta anni..." ne ho 40 e faccio tanto quanto prima e anche peggio...).
Quindi da oggi, quella bellisima bici, l'erede della mia X - Uno (che il tubo orizzontale lo aveva veramente orizzontale) è su e - bay!
Cosa posso dire oltre a che non è adatta alla mia conformazione fisica? Che è scorrevolissima, è rapportata corta ed in salita, con due buone gambe, è una scheggia: oggi son salito sulle Torricelle ad una velocità micidiale; questa bici, poi, ha delle rifiniture che la "X-Uno", in confronto, è la bici di un panettiere di una sperduta località della Mongolia ma, soprattutto, cari amici miei, la Innovation ha i dannatissimi, osannatissimi, preziosissimissimi, freni Campagnolo Delta.
Per prima cosa, chiariamo, il freno Delta non è un freno e se vi aspettate che freni siete un po' troppo esigenti... il freno Delta è un'opera d'arte, è una scultura e nessuno di voi si aspetta che una scultura di Berrocal freni, vero?
Quindi, ammirare e non lamentare!
Hanno un principio di funzionamento un po' particolate: tirando il filo, una struttura romboidale snodata racchiusa all'interno del freno si "accorcia" e spinge verso l'esterno i due vertici opposti al percorso del cavo che vanno a spingere, a loro volta, due bracci infulcrati nei vertici alla base del triangolo che, per l'effetto spingono il pattino contro il cerchione... capito tutto, no?
Insomma, se ben regolati, i Delta vi permettono, udite, udite, di non ammazzarvi in discesa (pur rimanendo i freni consigliati dalla associazione dei medici dentisti italiani), a patto però che non sia troppo discesa e troppo lunga e che abbiate discreti riflessi e che la madonna vi guardi nel momento della frenata (non per niente la Campagnolo è di Vicenza e lì di madonna se ne intendono; diciamo che l'assistenza della Santissima Vergine Maria era un elemento sul quale il produttore aveva contato parecchio...) però... se devo scegliere una morte eroica muoio per colpa dei freni Delta, mica per il colesterolo alto... vuoi mettere?
Comunque, una volta regolati per bene non creano troppi problemi o, meglio, non creano abbastanza problemi da superare l'estasi che proverete ogni giorno guardandoli...
Ma ora, direte, se vendi questo gioiello con cosa vai a fare l'Eroica?
Eh, delfini curiosi, all'Eroica con questa bici non ci si può andare perchè non ha i cambi sul tubo obliquo, ha i cerchi a profilo medio (e non basso) e ha i pedali a sgancio rapido... quindi è in arrivo una nuova bici più vecchia di quella che ho; ovviamente dovendo correre nel cuore della campagna toscana ho scelto una bici a tema: l'ho comperata in Germania, era assemblata nei tardi anni '70 in Olanda ed il telaio e tutta la meccanica sono costruiti in Giappone, il produttore ha una bella storia ed è ARANCIONE... e così sapete anche perchè questo blog si chiama "arancia meccanica"!
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