Nel lontano 1996 mi facevo l'ultimo giro in bici "serio" - da Verona a Trieste; da allora sono passati 20 anni, 5 moto e un casino di altre cose... poi una bella mattina mi sono svegliato e ho deciso di riallenarmi, prendere una bici fine anni '70 ed iscrivermi all'Eroica 2016, perché dietro al ritmo cadenzato dei pedali in mezzo al nulla c'è la memoria dei cieli di 20 anni fa e la saggezza senza tempo della fatica
martedì 15 novembre 2016
X - UNO PAINTING
Andando indietro nel tempo gli eventi si accavallano, me li ricordo ma ne perdo la sequenza.
Così non ricordo esattamente quando ho imparato ad andare in bici. So che era tardi rispetto alla "norma", potevo avere dieci o undici anni, forse; ricordo che era un'estate in campagna e il momento esatto nel quale la Graziella sulla quale stavo pedalando ha iniziato a stare in equilibrio; ricordo le decine e decine di volte che quel giorno sono andato avanti ed indietro dalla stalla dei vicini fino al ponticello che attraversava un canale di irrigazione che tagliava i campi; ricordo le vesciche che, proprio quel giorno, vennero fuori nella parte esterna del mio pollice (eh, sì, in effetti le manopole grinzose di plastica della Graziella non erano studiate per andare avanti ed indietro sullo sterrato); ricordo che smisi di pedalare solo quando il tramonto aveva dipinto con una luce arancio radente le teste dei fili d'erba.
Tutti i miei amici in campagna, più o meno della mia età o con uno o due anni in più, sapevano già andare in bici alla grande, e non solo: guidavano nei campi, ed anche per strada, la Vespa, il Ciao, e anche il lambrettone 150 sfumazzante che accendevamo scalciando sulla pedivella con tutto il nostro peso che solo un paio di anni dopo guidai anche io a canna in un campo appena sfalciato;
Insomma già all'epoca mi avevano fatto provare a guidare: un kart, una trattore John deere, un Massey Ferguson che aveva i cerchioni delle ruote motrici alti come me ed un braccio idraulico davanti, un Fiat Agri che portava una falciatrice rotante e non sapevo andare in bici...
In città la cosa non mi pesava, insomma, non ci avevo mai pensato, in campagna non era possibile stare senza bici, quindi c'era da rimediare.
Quel che non mi aspettavo era che, iniziato a pedalare, non mi sarei fermato se non molti molti anni dopo e soprattutto, moltissimi km dopo.
Si seguirono: una bici da cross gialla e rossa con ammortizzatore centrale e cambio a tre marce (sempre rotto) sul tubo centrale; una mountainbike grigia grigiochiaro/grigioscuro ('mazza che allegria), una mountainbike fuxia/viola (troppa allegria....), e, prima di ricevere in regalo da mia nonna l'ultima Giant in carbonio con la quale veramente ho fatto una svalangata di strada, mio padre mi prese una bici da corsa.
Era una Chesini X - Uno usata e non ricordo bene perchè sono finito a farmi prendere una bici da corsa, avevo mio cugino che correva in bici e con il quale, a 13 anni, per la prima volta sono attivato in mountainbike fino ad Asiago ma non ricordo che la bici da corsa avesse per me un forte appeal.
Però ero molto orgoglioso di quella bici; primo, perchè era bellissima, di un rosso metal profondo con forcelle e carro posteriore cromati; secondo, perchè era molto più leggera e veloce della Mountainbike; terzo... non c'è un terzo... primo e secondo bastano....
però non ho tanti ricordi legati a quel mezzo: usavo le scarpe con degli attacchi che quando scendevi rendevano scomodissimo camminare, con le buche i cerchi erano sempre fuori centro (avevo imparato anche a centrare le ruote da solo, in modo da non dover andare sempre dal meccanico), e la Mountainbike era più comoda... così la bici da corsa l'ho usata relativamente poco.... poi quegli anni sono scivolati via, come in un vortice, ho perso dei dettagli, non mi ricordo più perchè ad un certo punto l'abbiamo rivenduta, quasi con noncuranza.
All'epoca non sapevo che quella bici, quella X - Uno, fosse, nella prima metà degli anni '80, il top di gamma della produzione Chesini e che, anche quando mio padre l'aveva comperata usata, era ancora una gran bella bici, insomma, all'epoca c'era chi ci faceva le gare usando la X - Uno!
Le prime versioni avevano ancora i fili dei freni che correvano fuori dal manubrio (ovvero in perfetto stile "eroico"), quelle più recenti, come la mia, avevano i comandi dei freni cosidddetti "aero" cioè con i cavi che passano sotto la nastratura del manubrio.
Dopo che l'abbiamo venduta non ci ho più pensato a quella bici; è arrivato il periodo della Mountainbike in carbonio, delle moto e quell'età dove cominci a pensare che la libertà la devi cercare nella notte, anzichè nella luce del sole.
Quando ho deciso, vent'anni dopo, di cominciare a prendere di nuovo in mano una bici, ho pensato alla X - Uno ed, anzi, ero anche andato a vederne una che era in vendita on line; non mi ricordo proprio perchè non l'ho presa; forse mi sembrava cara (col senno di poi, non lo era), forse non mi piaceva il colore perchè io la volevo rossa; un'altra addirittura ho finito per comprarla, completamente "snaturata", con un cambio montato alla cazzo, forcella di carbonio, dipinta di giallo con la bomboletta spray; era costata poco, avevo iniziato a sistemarla ma poi me l'hanno rubata nella rastrelliera delle bici sotto casa: non era destino.
Così ero finito a comperare la Chesini Innovation e poi, per fare l'Eroica, ma mitica Koga Miyata che mi ha veramente "stregato"; però io alla X - Uno ogni tanto ci pensavo... questa cosa capita più frequentemente con le persone, cioè, di allontanarsi più o meno volontariamente, per i fatti della vita o per mille altri motivi, ma, poi, inevitabilmente pensarci, anche quando meno te lo aspetti ... zac ... affiora il ricordo; capita così anche con cose che magari hanno contraddistinto un periodo che, con il senno di poi, aveva dentro del buono e così ridesideriamo quelle cose perchè in realtà desideriamo ciò che esse ricordano (...sticazzi, secondo me in questa cedrata Tassoni mi hanno messo dentro dell'Acido LIsegico...frena, bello!); tutto questo giro per dire che l'idea di prendere una X - Uno e prepararla per la prossima Eroica, magari con dei rapporti un po' più agili della Miyata ogni tanto mi frullava per la testa...
Così come in una di quelle storielle dove uno ormai cresciuto cerca l'orsetto che aveva quando era bambino, mi sono detto: rivoglio la mia X - Uno! Fallita la strada più agevole, ovvero ricomprarmela dalla attuale proprietaria, inamovibile perchè "ci si è tanto affezionata"... (ma Dio...), le strade che rimanevano erano due: a) comprarne una; b) costruirsela.
Ma cosa c'è di più costoso, incasinato, difficile di rintracciare tutti i pezzi degli anni '80 di una bici, arrangiarsi ad assemblarla e regolarla in modo da renderla pronta ed affidabile per un'evento che spacca come L'Eroica? Insomma, dai, aprire il portafoglio e pagare è una cosa troppo facile, tipo, "paga moneta, vedi cammello" o "spacca botilia ammazza familia", insomma ci siamo capiti, la strada rettilinea...
Pechè non pagare molto di più, rischiando di fare un casino, ma, in caso di esito positivo, avere sotto il culo la TUA bici, ovvero costruita intorno a te? (Sorry Ennio Doris, questa frase te la rubo).
Detto - Fatto (si fa per dire). Insomma, vedo su un sito di annunci (no, non quegli annunci, quelli di vendita; no, non quel tipo di vendite, eccheccazz... basta pensare male!!!), una bici X - Uno... non ho mai visto una colorazione così di merda in tutta la mia vita; gli anni '80 ci hanno abituato male, erano l'esagerazione ed il cattivo gusto all'apoteosi: capelli cotonati/permanentati; camicie con le pences, pantaloni con le pences, le giacche con le spalline, i colori pastello ed i fluorescenti; però, Cristo, perchè fare un telaio a strisce che si inseguono a spiarale azzurre, rosse, verdine, nere, bianche?
Chiamo e chiedo se posso andare a vederla la sera stessa e dall'altra parte indovina chi è? Fabrizio, quello dal quale ero andato a vedere la X - Uno che non ho comperato.
Fabrizio come hobby sistema bici; non so che lavoro faccia ma è un tipo simpatico; lui compra, vende, ogni tanto ci guadagna qualcosa, ogni tanto meno di qualcosa, si sporca le mani di grasso ed ha una buona manualità ed è un "cacciatore di X Uno (insomma qui in zona due su due da lui...). Gli spiego che vorrei rapportarla corta e che con il cambio che c'è su non vado tanto distante; in realtà non ero convinto ed inconsciamente stavo cercando una scusa per dire di no dopo aver chiamato... Io volevo la mia bici rossa e quel mostro non faceva per me. Mi toglie ogni dubbio e mi dice che mi vende solo il telaio se lo voglio...
Poi gli dico "bhe, colore un po' strano ... quasi quasi la rivernicerei..."; e dall'altra parte, dopo qualche secondo di silenzio "...ma sito mato, l'è un colore rarissimo se te la vernici non te la dao gnanca par 1000 euro!!"; ehehe... tranqui Fabrizio, intanto vengo a vederla.
Sabato mattina e sto camminando verso la mia macchina con in mano il telaio variopinto della Chesini X - Uno, con tanto di forcella cromata, pipa manubrio pantografata "Chesini" e una vecchia piega manubrio dalla quale è stato appena tolto il nastro: 4 chiacchiere, un caffè da Fabrizio, un minuto di trattativa ed il telaio è mio.
Se qualcuno pensa che il telaio sia una buona percentuale di una bici si sbaglia; la bici è fatta di un sacco di pezzi ma, prima, prima di tutto, togliamo questa cazzo di verniciatura; scusa Fabrizio, proprio non la sopporto la bici a strisce... primo step: vado dal meccanico a togliere il movimento centrale (quello sul quale dovranno essere imbullonate pedivelle e pedali per intenderci) e lo sterzo, in questo modo il telaio sarà pronto per essere verniciato.
Io so, in teoria, come si fa, ma non ho mai tolto nè un movimento centrale nè una serie sterzo e so bene che servono degli attrezzi che non ho (una chiave particolare ed un estrattore) e che non ho intenzione di comperare per usarli una volta sola.
Il meccanico, gira e rigira il telaio, nota che è "un bel telaio" ed in quindici minuti me lo riconsegna, "nudo": telaio in una mano e tutti gli altri pezzi e la forcella nell'altra: mi dimentico il manubrio e la pipa dello sterzo da lui ma non c'è problema, tanto dovrò passare di lì ancora a rimontarli post verniciatura, quindi...
Ho sentito che proprio vicino la casa di Fabrizio c'è uno che verniciava i telai per Chesini sin dagli anni '80, così lo chiamo e sento un po' che mi dice. La cosa è fattibile, lui fa orario continuato fino alle 16.00 e, quindi, posso andare lì in pausa pranzo; ha ancora le decal con scritto Chesini ed ha ancora tutti i cataloghi originali dell'epoca: scopro che all'epoca esisteva veramente questa assurda colorazione a strisce!
Gli chiedo di farla rossa e gli mostro la mia foto a 16 anni, scattata con una vecchia macchina a fuoco fisso Fuji da una coppia di passaggio che mi immortala mentre tengo stretta per la canna la mia X - Uno fiammante davanti ad una cartolibreria di Asiago... sì, avete capito bene, una cartolibreria...
Dovete sapere che quando giravo in bici andavo così distante che mio nonno non sempre ci credeva, o perlomeno faceva finta di non crederci; ogni volta che arrivavo, distrutto ed assetato, mi tempestava di domande: "veciooooo (perchè mi chiamava "vecio") 'ndo sito stà? che media t'è fato? quanti chilometri?" Quando gli dicevo quanti km avevo fatto tirava due bestemmie, una prima di sbarrare gli occhi e dire "schersito???" e una immediatamente dopo. Così per documentare dove andavo a finire mi facevo sempre scattare una foto da qualcuno di passaggio ed avevo un'abilità particolare: farmi riprendere in un posto che potrebbe essere ovunque... cioè, a parte la vetta del Monte Ortigara, dove c'è una colonna mozza che è inconfondibile, tutte le altre foto me le son fatte fare con "sfondi" che avrbbero potuto essere tanto ad Asiago che a Buccinasco, che nei giardinetti attorno a casa; insomma è come se uno arrivasse a Roma in bici in un giorno e la foto commemorativa se la facesse fare con Mc Donnald sullo sfondo... Vabbhè, lasciamo perdere...avevo l'alibi della stanchezza.
Insomma, chiedo di fare la bici rossa e sono lì che mi aspetto che mi dica "bhe non c'è problema..." ed invece... il rosso non lo fa più!! Come?? Come non lo fa più? Ma tutti hanno il rosso, dai.... è come entrare in gelateria e mi dici che non hai il cioccolato... cazzo!
No, non è un rosso normale ... è un rosso speciale... la mia vecchia Chesini X - Uno era stata colorata con un procedimento tutto suo; non si dava subito il colore rosso; si dava il bianco, un bianco perlato; poi si lasciava asciugare e si dava un rosso trasparente; poi si mettevano gli adesivi e poi una mano di trasparente ancora; il rosso trasparente lasciava intavedere la perlatura del bianco sul fondo e così il colore risultava brillante, profondo, e lucido; il tutto veniva cotto a 160 gradi e la verniciatura era completata; il tipo non ha più il forno da 160 gradi perchè ora vernicia tanto carbonio e se passi un telaio fasciato in carbonio a 160 gradi in forno tiri fuori una scultura di Boccioni; chi faceva il colore rosso trasparente non lo fa più; quindi, per dirla con le parole di un noto filosofo, mi attacco ar cazzo: non posso avere la bici rossa come dico io;
se voglio, in alternativa, posso avere un rosso cupo, quasi bordeaux metallizzato; guardo il campione e già mi vedo con la schiena piegata e la paglietta in testa che vado a comperare il giornale la domenica mattina con quella bici: è un colore da vecchio... ragiono un attimo e vado all'essenza: ok, non c'è più il rosso trasparente da mettere sul bianco perlato... me la puoi fare solo bianca perlata? bianca perlata con le scritte e le pantografie rosse? Ok, si può, stretta di mano e ci vediamo tra 10 giorni.
Mr. Painting Spray ha fatto un gran lavoro; il telaio così bianco è stupendo; ha riempito le pantografie di rosso e separato le cromature dalla vernicie bianca con un filo di colore rosso; è un'ottima base sulla quale assemblare tutto quello che ci vuole per realizzare un gran bel pezzo di ferro... to be continued...
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