sabato 29 ottobre 2016

THE DAY


Insomma, si va... quando ero alle elementari ogni tanto ci mandavano in gita; la scuola, però, era privata, il preside non voleva grosse responsabilità e così le gite che mi ricordo sono state, partendo da Verona: Mantova, Venezia, Ferrara, Brescia o giù di lì, alla Minitalia, il Corno d'Aquilio...

Non mi importava la distanza o, meglio, non avevo la più pallida idea della distanza; però era sempre un'avventura e la sera prima preparavo le cose da portare via come se si trattasse di una spedizione spaziale: borraccia, panini, mappa, etc... tutto nello zaino.

Ora mi chiedo: ma come cazzo è che crescendo sono diventato l'opposto? Ovvero, mi è capitato di farmi dei giri in bici di oltre 250 km in piena montagna ed era tanto se partendo da casa mi ero messo le mutande ed i pantaloncini perchè spesso partivo a petto nudo, 10.000 lire in tasca (quando era tanto), ed un paio di fiale di Amuchina per disinfettare l'acqua, visto che ogni tanto, nel bel mezzo del nulla ed a secco per molti chilometri, mi bevevo l'acqua dalle cisterne per acqua piovana ... sì, esattamente quelle che usavano per dar da bere alle mucche...

Insomma con il tempo sono diventato più spartano.

Però stavolta i bagagli li ho fatti bene prima di partire: la bici è caricata in macchina e nel trolley ho abbigliamento più e meno pesante; in questi mesi che seguo un po' questa storia dell'Eroica ho sentito storie di tutti  i tipi: gente che ha detto che una volta alla partenza c'erano due gradi sotto zero, gente che ha detto che c'era un caldo bestia, Scilla e Cariddi, invasioni di cavallette, gente che si è fatta tutti ed i 209 km  sotto la pioggia, campi minati; insomma,  spesso  ciò che percepiamo non è la difficoltà reale ma la difficoltà raccontata dagli altri: forse se non li ascoltassimo saremmo tutti in grado di volare.

Ho disdetto la prenotazione a Vagliagli (che è proprio sul percorso dell'Eroica) perchè anche se sembra vicino al punto di partenza in realtà è nel bel mezzo di un bosco, su una strada sterrata tutta curve e salite e per arrivare a destinazione ci vuole un casino di tempo; così ho preso una casa a Montevarchi, che è più vicina ed in condizioni ottimali (ovvero con un elicottero Apache) "sta a venti minuti da Gaiole...", come mi dice al telefono la padrona di casa.

In Toscana le distanze è inutile calcolarle in chilometri, si va a tempo! La distanza che qui in pianura copri in Transpolesana ai 160 all'ora, in dieci minuti con due litri di benzina e 350 euro di multa, lì richiede sei litri di benzina ed un'ora di guida e niente multa, tanto correre non è nè facile nè piacevole e gli autovelox son pochi.

Insomma, la casa di Montevarchi è figa e dà su una vallata stupenda; ha anche un pergolato di legno e mi ci vedrei bene con un bel bicchiere di bianco ed un libro  in piena estate lì sotto. Vengono a darci le chiavi la mamma ed il papà della proprietaria che, udite, udite, è uno dei pochi toscani di destra: cazzo, Renzi ha fatto il miracolo ed è riuscito a farsi odiare anche dai fedelissimi di questa zona; se governa ancora un po' ci saranno degli eventi strabilanti: sarà abolito il pugno chiuso e vecchi compagni si saluteranno con il braccio teso, al posto di "Bella Ciao" canteranno "Faccetta Nera" e Vendola smetterà di parlare come Gatto Silvestro con un uccello (Titti, che credevate??)  in bocca.

Lasciata la casa, senza che ce lo dicesse la Marcuzzi, arriviamo a Gaiole in Chianti: che dire? ci ho messo tanto a scrivere questi pensieri (dal 2 ottobre) perchè l'Eroica non è da raccontare: è da assaporare, da andarci, da vedere, da toccare; il racconto è una foto sbiadita, vintage, senape.

La prima impressione è che sia una festa e, parcheggiato in qualche modo, io mi affretto per le strade del paese per andare a ritirare il mio pacchetto alle "iscrizioni"; per le strade se ne vedono di tutti i colori: gente con le braghe alla zuava e le bici dei primi '900; signore vestite anni '30; improbabili Hypster con le braghe "acqua alta", le bretelle (???), il farfallino e la barba d'ordinanza (ma da 'ndo cazzo è venuta fuori 'sta moda?? Fatevi la barba, perdio!); vicino alla bottega che vende maglie vintage, scarpe e zaini - tutto piuttosto caro - c'è un DJ che mette su Battisti a palla usando il tetto di una vecchia FIAT 500 per appoggiare i piatti; lì vicino una band live.

In giro ci sono bandierine, un tipo che passa con una di quelle bici con la ruota enorme davanti e piccolissima dietro ed, alla finestra, ci sono spettatori di un certo peso


Seduto per terra, su una salitina asfaltata c'è un gruppo che ci ha già dato dentro parecchio con il vino, fa i complimenti (per così dire...) alle ragazze che passano e domani andrà a mille sulle salite più dure avendo fatto una carburazione niente male (ragazzi, veramente spero che non siate crepati su per le salite che c'erano).


Ma al di là di queste note di folklore, quel che noto per le strade è la gente (tanta, colorata, sorridente, vestita "tecnica" ma vintage) e le bici perchè, appoggiate ai muri, accatastate contro le ringhiere, legate ai pali, ci sono centinaia e centinaia di pezzi storici: un paio di Chesini, una infinità di Bottecchia, Colnago (da queste parti le Colnago Master le regalano... è pieno), una Colnago Mexico nera con tutte le forcelle ed i foderi d'orati (stupenda),le Gios -Torino, che spendono nel loro blu elettrico, delle Alan con le loro giunture di alluminio grigie ed i tubi stralucidi;  e poi una infinità di marche mai sentite, piccoli teaisti o assemblatori noti solo localmente ma che hanno scritto la storia di un ciclismo che in parte rivive in questo evento.







Arrivo al punto di consegna dei pettorali e mi danno il n. 3194; la busta contiene la targhetta da mettere sulla bici, il pettorale, da attaccare con delle spille da balia alla maglietta, 3 fili, per ancorare il numero alla bici (uno perso dopo 2,4 secondi, girerò per tutto il giorno seguente con il numero che sbandiera perchè legato solo da un lato), il regolamento, il carnet sul quale far apporre i timbri ai check point, un invito alla spaghettata serale (7000 persone??) e poco altro.

Presa la busta mi mandano in un altro edificio a prendere il "pacco gara" che è una borsa di juta con dentro una bozza di vino - meno pregiata di quella riservata ai 209chilometristi, che mi daranno all'arrivo, farro, caffè, dei cantucci con le mandorle -  che boni... li ho fulminati a colazione - e un po' di altre cose che non ricordo.

Ci facciamo un giro in paese che c'è il mercatino dove vendono ed aggiustano  di tutto: maglie, cambi, pedali, ruote, telai, bici intere.  C'è in vendita anche un telaio Gios nuovo di pacca nella sua scatola e devo dire che è proprio bello!

Starei ancora un po' ma domani la sveglia sarà prestissimo, alle 5.00 voglio essere qui! Si torna a casa, la KOGA Miyata è in assetto da guerra, pronta a tutto; Eroico n.  3194 (solo alla fine noterò che la somma fa 17 - che mi porta sfiga)  pronto al percorso lungo.


 Mi sento un po' febbricitante, per il giorno dopo danno pioggia;  ma non pioggia normale, una cosa definita dal TG locale, da "bombe d'acqua" e da  "allarme arancione"... così servita su un piatto d'argento: arancione "Arancia Meccanica"; io sono pronto e, con mezza aspirina, nessuno mi fermerà... però come è andata lo racconto un'altra volta perchè ho sonno  e domani alle 9.00 devo essere dal meccanico... un nuovo progetto, un vecchio telaio, ma quella è un'altra storia: questa è quella di un intrepido sconsiderato, del suo taschino all'altezza del cuore, del suo poco allenamento e della sua grande tenacia, tutto  a bordo della sua quasi intonsa  Koga Miyata del 1979... sarà una figata!




















venerdì 7 ottobre 2016

LA PROVA DEL 23

Che non sia una cosa comune lo capisci dal fatto che quando dici che sei andato a farti un giro a Merano tutti danno per scontato che tu abbia caricato la bici in macchina e poi ti sia fatto un giro sui percorsi attorno a Merano e non che tu abbia inforcato la bici a Verona per andare fino a Merano...


Comunque è l'ultimo week end prima dell'Eroica e devo mettere a alla prova l'equipaggiamento ovvero, bici, attrezzature varie, vestiario e, non ultimo, il ciclista che tra lavoro e cosa varie non è riuscito ad allenarsi per tutti i km che aveva in mente.


Venerdì 23 settembre e penso: "domani mattina si parte all'alba..."; puntualmente venerdì notte faccio le tre e venti  e mi sveglio sabato mattina controvoglia ma per le 11.00 (notoriamente l'orario ideale per partire in bici) con un cielo terso ed un sole che spacca mi vesto da simil - eroico e inforco la bici.


Prendo la ciclabile "Del Sole" all'altezza di via Galvani;  indosso un paio di braghette blu che nascondono il paio di sottopantaloni (in sostanza un par de mudande) più costosi al mondo; la X - Bionic si fa pagare  ma il mio culo ringrazia: non ho mai viaggiato in bici in modo così confortevole e quindi posso dire che questi sotto -  pantaloncini   valgono tutti gli euro che costano!


In compenso ho pensato che non valga la pena spendere 150 euro per una maglietta di lana con sopra qualche sponsor, anche se tutti i ciclisti elogiano questo "antico" materiale "fresco quando fa caldo, caldo quando fa fresco" e che, a loro dire, traspira e non rimane inzuppato come il cotone...


Non ho mai visto una pecora correre e quindi sono un po' dubbioso...


Indosso quindi una magliettina di cotone blu con colletto bianco, tre bottoni e maniche lunghe con polisino tipo a camicia; tiro su le maniche e l'aspetto è vintage quanto basta ed il capo è supertecnico: l'ho comperato anni fa da un amico ed è di "ice - cotton", ovvero un cotone ritorto talmente tanto da avere fili sottilissimi e resistenti che lasciano passare l'aria così da lasciare traspirare; 170 euro di listino, pagata 35, un affare, insomma...

dietro alla sella ho una sorta di borsa della Brooks bella capiente: quasi 2 litri di volume, più che sufficienti per metterci dentro attrezzi vari e camere d'aria oltre che un cavo d'acciaio (che va bene per un sacco di cose, dal riparare i freno a strangolare qualcuno), bombolette di anidride carbonica e una mini pompa; ho un  porta boraccia sul tubo obliquo ed un  porta borraccia anteriore, due borracce in alluminio da 0.75...  insomma 1,5 litri di acqua dovrebbero bastare.


Il primo pezzo, diciamo fino a Bussolengo, ha parecchie intersezioni, vado veloce ma ogni tanto mi tocca fermarmi agli  Stop; passo il paese e in via Turbina giro a destra dopo aver chiesto conferma ad un ciclista super tecnologico alto tre metri  che all'inizio mi ha guardato male,  con bici in carbonio vestito come un astronauta; la volta scorsa mi sono perso N volte e sono finito sulla statale ma quaesta volta voglio fare tutta ciclabile (o quasi), quindi, nel dubbio, fermo il primo che mi capita e chiedo.


Finalmente arrrivo a Dolcè, più o meno e lì c'è una salita al 10%;  è breve ma è il test ideale dei rapporti della Koga Miyata!


Piccola spiegazione tecnica: la corona più piccola della Miyata ha 42 denti;  l'ingranaggio posteriore (quello della ruota) più grande ne ha 23;  con questo rapporto del cambio, che è il più "leggero", ad ogni pedalata la ruota fa 42/23 giri, ovvero 1,826 giri; per intenderci, la mia mountain bike del 1994, che aveva come rapporto più tenero un 28/32, con una pedalata faceva fare alla ruota dietro 0,875 giri;  in sostanza, per far "girare" il rapporto più tenero della Miyata bisogna applicare sui pedali il doppio della forza che ci voleva con la MTB.


Mi sorprendo quando, attaccata la salita in piedi sui pedali, salgo come una scheggia; ok fatico un po' ma vado liscio e veloce, supero due tedeschi (...no, non avevano la targa ma la faccia lasciava pochi dubbi...) ed arrivo in un lampo a fine salita;    questa bici è stupenda: non è leggera, non è all'ultimo grido, ha solo 6 rapporti del cambio (e 2 corone) ma mi ci sento a mio agio;  il poco allenamento che ho fatto mi ha fatto migliorare in poco tempo.

ci sono dei pezzi di strada qui attorno che sono bellissimi... si viaggia in mezzo al bosco, continui saliscendi da prendere di slancio, così da non arrancare su per la salita e spararsela in velocità:

 

Come sempre, sceso in paese mi perdo, ma poi riprendo la strada giusta.

lungo la strada ci sono addirittura dei "bicigrill"  dei bar "bike friendly" con tanto di rastrelliere e panche all'aperto.



Che esistano dei "bicigrill" mi fa un po' ridere; penso a come gli autogrill siano dei posti impersonali, con un continuo via vai che poco si concilia con lo spirito con il quale sono andato in bici, da sempre...
Giravo sempre senza maglietta perchè non ho mai avuto capi "tecnici" e la classica t-shirt di cotone ti fa crepare sotto il sole;  mettevo la maglietta solo per entrare in qualche bar o quando entravo in centro abitato visto che mi sembrava poco rispettoso girare mezzo nudo...



il bicigrill risolve perlomeno un problema: quasi tutti i frequentatori sono ciclisti che fanno quel percorso, così nessuno si sorprende di vedere entrare un poro cristo intriso di sudore che mendica dell'acqua al più presto possibile perchè è a secco da 40 km...





Mi fermo al bicigrill "ruotalibera" e mangio un panino bevemdomi due lattine di Fanta;


La Miyata è lì al sole che luccica; un papà, arrivato lì con moglie e figlio con bici fluorescenti, comincia a girarci attorno; poi arriva il bambino e dice "wow papà, che bella!! Ma è vecchia questa!" .. "eh, sì, avrà 40 anni"... stanno lì e la guardano... poi vanno.



L'ho sempre pensato, mi piace questa bici perchè è come la immaginerebbe un bambino: sottile e luccicante! Altro che carbonio!!


 Mentre sto seduto sulla mia panca mi sento un po' come R. Bach nel libro "Biplano", che se ne sta sotto l'ala del suo vecchio aereo ad aspettare che passi la pioggia;  qualche similitudine forse c'è: un lungo viaggio, un mezzo  vecchio ma semplice,  prendersi il caldo, il freddo, ma poter atterrare dove e quando  ti pare, senza fretta...

La Miyata per essere rigida non ha bisogno di tuboni di alluminio, con pareti sottili come una lattina di coca e grossi così: è di acciaio HI-MANGA (....no, non ha nulla a che fare con il fatto che sia giapponese, vuol solo dire che è una lega di acciaio - magnesio) ed è rigida quel che basta e resistente pur essendo esile come una libellula; ha una forecella leggera e cromata, le ruote sono larghe un dito e sul fianco, in piccolo, ha scritto "roadracer".


Bevo la mia Fanta, penso al fascino delle cose semplici in un mondo complicato,  poi riparto.


Dopo un po' scambio due chiacchere con due ciclisti fermi ad un incrocio per chiedere conferma sulla strada che sto percorrendo;  erano anche loro al Bicigrill  e sono lì ad un incrocio  ad ammirare il paesaggio;
si sono sparati due piattoni di pasta, hanno delle bici moderne e super fighe, mi dicono che stanno andando a Mori; li saluto e parto che ho ancora tanta strada da fare, devo andare a Merano.



Parto io, partono loro subito dopo di me, ma non mi prenderanno più...


Non ho proprio idea della velocità alla quale sto andando visto che volutamente non ho montato il conta km che, quasi inconsciamente, mi costringerebbe a tenere una certa media.


Presumo di andare piuttosto veloce.


Considerando che, ad occhio e croce, sto girando a 60 pedalate al minuto e sto spingendo un 52/11 stimo che sto viaggiando a circa  9,70 m/s, cioè  tra i 35 ed i 36  km/h... non è male con questo ferro; non c'è vento, solo una brezzolina leggera leggera laterale ed a volte a favore  che mi fa anche piacere.


Dopo un po' riprendo un tipo su una bici da corsa nera, vestito di nero che avevo superato parecchio tempo prima del bar; avrà 25 - 30 anni e sta arrancando sotto il sole;  non so se sia per il peso, visto che è parecchio  "piazzato", o per i colori che ha indosso: vestito tutto di nero, con questo sole, avrà 50 gradi dentro la maglietta.



Ad un certo punto ho una leggera brezza in coda, accelero, penso che sarò attorno ai 40 km/h ed è lì che supero un tipo secco secco in Mountainbike... mi accorgo dopo un po' che mi sta in scia ... non ho nulla in contrario; aspetto però che mi ricambi il favore, ovvero che si piazzi davanti a tagliarmi un po' l'aria dopo un po' di strada, così da fare a turno,  ma attendo invano... alla fine  mi fermo e bevo un goccio  (eh no bello, sei troppo comodo a  fare tutta la strada con me davanti che taglio l'aria....).






 Da lì in poi non ho molto da raccontare;  le solite cose: il vento che ti soffia contro a Trento, la lunga strada a fianco del fiume, il profumo che ogni giorno d'estate ed in primavera il tramonto spreme dalle foglie delle piante, il buio che scende dolcemente e poi di colpo tronca la luce nella tenebra, il faro nella notte, l'aria che diventa più fredda e si scalda vicino ai centri abitati...



...tutto sommato avrei potuto pedalare per altre otto ore o anche di più, perchè la bici funziona, le protezioni funzionano, le gambe, in qualche modo, funzionato, pur avendo dovuto tacitare un crampo a metà strada semplicemente non badandoci troppo...



sono pronto all'Eroica? Decisamente no! Me lo ha chiesto anche un altro ciclista molto veloce e "tecnico" che ha fatto con me un pezzo di tragitto  vicino a Trento, nell'unico pezzo dove c'è sempre un costante vento contrario;


stava tornando a casa dal suo giro pomeridiano e gli spiegavo perchè mi stavo facendo Verona - Merano in bici... così mi chiede "ma, alla fine, sei pronto per l'Eroica?" ... "No, non sono ancora pronto, ma sono una testa di cazzo...  io non mollo...mai!".