Per me le bici da corsa sono d'acciaio... lo era quella del nonno, fregata dal padre di quello che poi è diventato il panettiere del paese (vietato anche dopo 40 anni andare a comperare il pane lì...) lo era quella di mio cugino in secondo grado che correva da professionista e lo era la mia mitica Chesini X - Uno, rossa e cromata, con la quale ho raggiunto il top della saggezza in bici: 90km/h in discesa dal Monte Grappa e 75 km/h in pianura, con rapporti lunghi a culo di un camion che mi tagliava l'aria...
la Chesini X Uno, per l'epoca, era una bici stupenda, pulita, lineare, con tutti i cavi che correvano dentro i tubi; c'è un dettaglio che pochi notano e dice molto su come le facevano 'sti pezzi di ferro una volta: i cavi del cambio scorrono dentro il tubo obliquo e girano attorno ad un rocchetto, attorno al movimento centrale, che è ispezionabile da un foro; ma non un foro normale! Lo avevano fatto a forma di asso di picche... ecco, le X Uno si riconoscono da quel buco a forma di cuore rovesciato che hanno sotto... oppure....ok, oppure dal fatto che in più punti Chesini aveva inciso sul telaio "X - Uno"...lo so che è più facile così, ma, ehi, un po' di poesia, no?
Comunque le "X - Uno" sono rare ormai e ancora più rare sono le "Innovation" che le hanno seguite di qualche anno... la "grande" innovazione per l'epoca (fine anni '80) era inclinare il tubo orizzontale, ovvero creare un telaio "sloping" (ed in effetti questo era uno dei primi al mondo, credo).
Interessante a pensarci... ora tutto scorre così veloce; prima ci sono voluti decenni perchè uno si svegliasse e dicesse "bhe, perchè non incliniamo un po' quel tubo orizzontale"...
Tutti i maxi esperti vi diranno che un telaio sloping è più rigido, più nervoso, più leggero, quel che posso dire io è che è più difficile prendergli delle misure sensate, quindi non si parla più di telai "quadri", di "54x54", etc... ma di telaio che fa venire il mal di schiena o no... ecco quello sopra lì, quella bellissima, lucidissima, spettacolare Chesini "Innovation" mi fa venire un mal di schiena fottuto e, considerando che di attività che potenzialmente possono causarlo ne ho fatte per tutta la vita, senza mai avere un problema, deve essere colpa della bici (ehi, tu... tu che hai pensato "forse hai mal di schiena perchè ora sei invecchiato e quando facevi le altre attività eri più giovane..." bhe... è dal 1994 che mi dicono "vedrai...queste cose non le farai più a trenta anni..." ne ho 40 e faccio tanto quanto prima e anche peggio...).
Quindi da oggi, quella bellisima bici, l'erede della mia X - Uno (che il tubo orizzontale lo aveva veramente orizzontale) è su e - bay!
Cosa posso dire oltre a che non è adatta alla mia conformazione fisica? Che è scorrevolissima, è rapportata corta ed in salita, con due buone gambe, è una scheggia: oggi son salito sulle Torricelle ad una velocità micidiale; questa bici, poi, ha delle rifiniture che la "X-Uno", in confronto, è la bici di un panettiere di una sperduta località della Mongolia ma, soprattutto, cari amici miei, la Innovation ha i dannatissimi, osannatissimi, preziosissimissimi, freni Campagnolo Delta.
Per prima cosa, chiariamo, il freno Delta non è un freno e se vi aspettate che freni siete un po' troppo esigenti... il freno Delta è un'opera d'arte, è una scultura e nessuno di voi si aspetta che una scultura di Berrocal freni, vero?
Quindi, ammirare e non lamentare!
Hanno un principio di funzionamento un po' particolate: tirando il filo, una struttura romboidale snodata racchiusa all'interno del freno si "accorcia" e spinge verso l'esterno i due vertici opposti al percorso del cavo che vanno a spingere, a loro volta, due bracci infulcrati nei vertici alla base del triangolo che, per l'effetto spingono il pattino contro il cerchione... capito tutto, no?
Insomma, se ben regolati, i Delta vi permettono, udite, udite, di non ammazzarvi in discesa (pur rimanendo i freni consigliati dalla associazione dei medici dentisti italiani), a patto però che non sia troppo discesa e troppo lunga e che abbiate discreti riflessi e che la madonna vi guardi nel momento della frenata (non per niente la Campagnolo è di Vicenza e lì di madonna se ne intendono; diciamo che l'assistenza della Santissima Vergine Maria era un elemento sul quale il produttore aveva contato parecchio...) però... se devo scegliere una morte eroica muoio per colpa dei freni Delta, mica per il colesterolo alto... vuoi mettere?
Comunque, una volta regolati per bene non creano troppi problemi o, meglio, non creano abbastanza problemi da superare l'estasi che proverete ogni giorno guardandoli...
Ma ora, direte, se vendi questo gioiello con cosa vai a fare l'Eroica?
Eh, delfini curiosi, all'Eroica con questa bici non ci si può andare perchè non ha i cambi sul tubo obliquo, ha i cerchi a profilo medio (e non basso) e ha i pedali a sgancio rapido... quindi è in arrivo una nuova bici più vecchia di quella che ho; ovviamente dovendo correre nel cuore della campagna toscana ho scelto una bici a tema: l'ho comperata in Germania, era assemblata nei tardi anni '70 in Olanda ed il telaio e tutta la meccanica sono costruiti in Giappone, il produttore ha una bella storia ed è ARANCIONE... e così sapete anche perchè questo blog si chiama "arancia meccanica"!
Nessun commento:
Posta un commento